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8 settembre 2009 by

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Il video di Rob a Bologna

30 ottobre 2014 by

Una versione grezza, senza montaggio, ma così anche chi non c’era…

Carote in mezzo al cemento: il ruolo dell’agricoltura urbana

27 ottobre 2014 by

Da “Transition Culture”. Traduzione di MR

 

Mentre gli architetti e gli sviluppatori pianificano nuove evoluzioni, pensano sicuramente a strade parcheggi e impronte ma pensano anche a piantagioni produttive, al ruolo degli orti sui tetti ed alla biodiversità? Quasi sicuramente no. Avendo visto alcune grandi iniziative di agricoltura urbana negli ultimi due anni, questo sembra un peccato per due ragioni. Primo perché l’agricoltura urbana sta rapidamente prendendo piede, quindi lasciandola fuori vengono lasciati indietro – e secondo perché stanno progettando per un futuro che ne avrà molto bisogno. L’agricoltura urbana è l’avanguardia. E’ ciò di cui abbiamo bisogno adesso.

Per inserire l’agricoltura urbana, e il suo potenziale, nelle nostre discussioni di questo mese su “Re-immaginare il Sistema Immobiliare”, cosa c’è di meglio che parlare con André Viljoen e Katrin Bohn, architetti, accademici ed autori del libro recentemente pubblicato Seconda Natura: progettare città produttive. Il loro primo libro, Paesaggi Produttivi Urbani Continui (PPUC), pubblicato nel 2004, mette il concetto dell’agricoltura urbana nell’agenda della professione dell’architetto. Le cose sono cambiate molto da allora. Li ho raggiunti su skype poche settimane fa. Come mi ha detto André, la reazione quando 10 anni fa hanno proposto agli editori un libro sull’agricoltura urbana è stata “agricoltura? Noi facciamo architettura”!

Il cambiamento da quando è uscito PPUC è stato notevole. Per esempio, la città di Berlino ora ha adottato una strategia urbana che vuole ospitare panorami produttivi e molte delle storie di come si sta diffondendo nel mondo sono catturate nel libro (alcune iniziative di Transizione e il loro lavoro sulla produzione urbana di cibo compaiono a loro volta). Il libro è presentato come una rassegna delle più recenti ricerche e progetti così come “una cassetta degli attrezzi tesa a rendere possibile l’agricoltura urbana”. Riesce molto bene in entrambe le cose.

Agricoltura urbana e nuova economia

Una delle prime cose che spicca nel nuovo libro è la misura in cui le iniziative di agricoltura urbana, in modo analogo ai gruppi di Transizione, stiano sempre più guardando alla fattibilità economica in quello che stanno facendo. Ho chiesto a Katrin di questa tendenza:

Alcuni degli esempi del libro funzionano ci si guadagna da vivere. Solo se le imprese riescono a fare questo c’è un futuro per la coltivazione urbana di cibo. Ciò non significa che questi schemi commercialmente fattibili debbano essere commercialmente fattibili in un modo orientato al profitto. Possono essere imprese sociali. Ma ciò che è stato notato negli ultimi 10 anni, ciò che è realmente cruciale, è che se vogliamo mantenere il presupposto per cui l’agricoltura urbana possa cambiare l’apparenza fisica delle città, allora dobbiamo fornire concetti in cui l’agricoltura sia anche un fattore economico. Non posso dire orti comunitari”.

Per Katrin, la nascita di progetti fattibili commercialmente di agricoltura urbana nel mondo le danno, come lo esprime lei, “il diritto di dire sì, l’agricoltura urbana è stata una buona idea. Perché possiamo vedere che queste versioni fattibili stanno cominciando a funzionare”.

One of Growing Communities' market gardens in Hackney. Uno degli orti urbani comunitari di Hackney

Uno dei migliori esempi di questo, che André ha indicato, è Growing Communities a Hackney, a Londra. Hanno costituito un’impresa in espansione che coinvolge formazione, orti urbani ed un modello in evoluzione per come Londra potrebbe alimentare sé stessa. Tuttavia, André ha riconosciuto che:

Mentre possiamo vedere la nascita di progetti che stanno cominciando ad essere economicamente fattibili, c’è ancora molto duro lavoro e le persone che li gestiscono ci mettono molta energia. Molti di loro hanno altri redditi”.

Come esempio, ha citato quello che probabilmente è l’azienda agricola su tetto più famosa, la Brooklyn Grange Farm a New York. La loro fattibilità commerciale deriva non solo dalla produzione alimentare, ma dall’aver tenuto un approccio imprenditoriale più ampio. Come lui mu ha detto:

Hanno operato commercialmente in relazione alla quantità di cibo, che va bene, ma hanno anche affittato lospazio all’aperto come luogo per celebrazioni, matrimoni, feste ed eventi. Questa è una parte importante del loro reddito. Sono agili, coltivano alimenti in modo molto intenso e convenzionale e penso che la domanda interessante si se i sistemi idroponici possano essere convertiti in sistemi acquaponici, che ci portano più vicini ai sistemi ad anello chiuso”.



Brooklyn Grange Farm, New York

 

Le sfide dell’aumento di scala

 

Un’altra chiave per fare agricoltura urbana economicamente fattibile, secondo André, è essere visti come una parte integrante dei sistemi di ciclo chiuso che usano gli scarti per il compost e il nutrimento. Come dice lui:

Se si comprende questo, allora la possibilità di renderlo commercialmente fattibile pensando ad esso in relazione al flusso di scarti diventa più probabile”.

Ma come possiamo aumentarlo di scala? Mi intriga sapere come pensano come potremmo vedere più abilmente adottata l’agricoltura urbana e più ampiamente dai progettisti e dagli architetti come luogo comune della vita nel pianificare nuovi sviluppi. Katrin mi ha detto:

A Brighton, dove risiediamo entrambi, il Comune ha inserito un piccolo cambiamento sul sito web fra i requisiti che controlla, al momento dell’inserimento delle domande di costruzione, non solo se si fornisce un parcheggio o sufficienti superfici di finestre o balconi, ma anche se questo nuovo sviluppo fornisce spazio per la coltivazione del cibo”.

Per lei, potrebbe essere attraverso questa tipologia di leggi, in cui Brighton ed altri sono pionieri, che l’agricoltura potrebbe venire meglio accettata ed attecchire. “Il modo migliore potrebbe esserePAN-150x213 attraverso queste leggi di modo che la gente capisca che la loro amministrazione locale richiede qualcosa e che essa ne ha un vantaggio”, mi ha detto.

Il precedente di Brighton emerge da Coltivazione del cibo e sviluppo, una nota consultiva di pianificazione sviluppata dal Comune in associazione con Brighton e Hove Food Partnership. Pur non essendo condizioni per ottenere il permesso di progettazione, significano che se si intraprendono certe attività, la domanda sarà vista più favorevolmente. A Brighton, André mi ha detto: “questo ha avuto un impatto notevole sul numero di domande che includono spazi per coltivare cibo al loro interno”. Questo poi, naturalmente, porta a nuove sfide. Come dice André:

La sfida che emerge è che se si introducono spazi per coltivare il cibo, sappiamo come progettarli, ma c’è il problema di chi li gestisce e li mantiene e questo in alcuni progetti è ancora una sfida”.


Mappare i benefici dell’agricoltura urbana

Uno dei modi chiave per espandere l’agricoltura urbana è quello di puntare sulla base delle prove accumulate dei suoi impatti benefici. Come mi ha detto André:

Ci sono molti lavori che documentano i benefici per la salute mentale dell’accesso a spazi aperti, la coesione sociale si giova dalla coltivazione di cibo da parte della comunità. Il programma Pollice Verde a New York, che sostiene gli orti urbani, ha accumulato un bel po’ di prove a favore dei benefici sociali e di salute, sia fisici sia mentali, di quegli spazi”.

Ci sono anche altri benefici. André ha indicato il High Line a New York e anche se ha prevalentemente piante ornamentali piuttosto che commestibili, è comunque un enorme attrazione per la gente, cosa che ha aumentato i prezzi delle proprietà nella zona. Il Prinzessinnengarten a Berlino ha dimostrato che l’agricoltura urbana è un’estetica che piace ai turisti e un altro orto urbano, Marzahn, sempre a Berlino, sta dimostrando come l’agricoltura urbana stia aumentando l’attrattiva di un quartiere povero.



Arnie al Prinzessinnengarten, Berlino.

Un altro beneficio, uno che abbiamo già esaminato in un tema precedente, è che la misura in cui l’agricoltura urbana (e la Transizione, del resto) può essere vista come una strategia di salute pubblica. E’ un’idea a cui André ha pensato:

C’è l’idea delle “città che favoriscono la salute” ed attività come l’agricoltura urbana sono del tutto adatte a quel filone di pensiero, probabilmente più delle ‘palestre verdi’. Ma ci sono alcune prove che sarebbero davvero interessanti da verificare. A Middlesbrough abbiamo fatto un progetto chiamato DOT, “Design of the Times 2007”, che introduce l’agricoltura urbana a Middlesbrough su una serie di scale diverse.

Una nostra studentessa che ha intervistato i residenti ha scoperto che a Middlesbrough la gente che ha cominciato a coltivare cibo, anche se in forma del tutto simbolica tipo coltivare un paio di pomodori e cose del genere, ha cominciato realmente a cambiare comportamento. Ha cominciato a comprare cibo di stagione ed a mangiare più frutta fresca e verdure. Lei ha confrontato la gente che vive a Cambridge a quella che vive a Middlesbrough ed ha scoperto che a Cambridge, dove la gente era già molto impegnata con massaggi salutari e dove era consapevole dei fattori ambientali, più che a Middlesbrough, la coltivazione del cibo non ha avuto un impatto così grande.

Ma in un posto come Middlesbrough ha comportato un enorme cambiamento di comportamento. Ciò non è mai stato, a quanto ne so, oggetto di una ricerca più rigorosa. Pensiamo che probabilmente sia una di quelle attività che la gente cerca sempre, attivita che favoriscono il cambiamento di comportamento direttamente collegate ai miglioramenti della salute”.

Per Katrin, è anche un metodo semplice per trasmettere educazione ambientale generale:

Che siano luoghi dove si coltiva cibo di tipo commerciale o comuni, molti progetti si impegnano anche in attività educative, gruppi scolastici o sessioni specifiche dove si impara a riconoscere le diverse lattughe”.

L’agricoltura urbana e la professione di architetto

L’architettura è, come il mondo della moda, incline alle mode. Ciò che va un anno, il successivo è già passato e l’idea all’avanguardia di quest’anno in quattro anni potrebbe essere “come nel 2014”. Come si potrebbe evitare questo? Come assicurare che l’agricoltura urbana rimanga? Katrin ha riconosciuto che questo potrebbe essere un rischio:

Questo pericolo è una delle ragioni per cui molti protagonisti del movimento della coltivazione urbana di cibo sono consapevoli che le loro idee devono fare questo salto nella politica. Influenzare in maniera sostenibile le politiche di progettazione è molto importante. L’architettura è alla moda e segue la moda, ma segue anche le richieste dei suoi clienti. Così, fincheé il cliente richiede questi spazi per produrre cibo gli architetti li accontenteranno”.

André ha aggiunto:

Siamo ad uno stadio in cui abbiamodavvero bisogno di far capire alla gente il significato di questi spazi in termini di parte dell’infrastruttura ecologica della città che la gente percepisce come spazi essenziali, parte dell’infrastruttura essenziale all’interno di una città. Se viene creato questo cambiamento mentale e pensiamo che ci siano prove sufficienti che lo sostengono, allora questi spazi diventeranno parte integrante delle città. E’ proprio questo lo stadio in cui ci troviamo, credo”.

Partendo da questo, per André e Katrin, una parte chiave del rendere mainstream l’agricoltura urbana è attraverso la buona ricerca. Fanno parte del progetto di ricerca chiamato Trasformazioni Urbane dalla Pratica alle Politiche. In termini di ricerca, André punta sul lavoro di Debra Solomon in Olanda, chiamato ‘Urbaniahoeve’. Là hanno introdotto paesaggi alimentari in diverse città. Il punto centrale del loro lavoro, nel lasso di tempo che porta ad una conferenza nel settembre 2015, sarà sviluppare strumenti per far leva sul cambiamento delle politiche riguardo all’agricoltura urbana.


 

Ultimi pensieri

Architettura Urbana Seconda natura è proprio straordinario. Se dobbiamo proprio costruire ambienti che sono ‘chiusi’ all’interno del futuro radicalmente a basso tenore di carbonio, dobbiamo creare, non possiamo davvero permetterci di costruire qualsiasi nuovo sviluppo che non includa l’agricoltura urbana. Dev’essere ovunque e chiaramente in questo momento non sta avvenendo abbastanza rapidamente. Viljoen e Bohn affrontano questo aspetto da diverse angolazioni e c’è qualcosa in questo che ispira le persone che rientrano in una gamma, da un lato, di chi si chiede come coltivare cibo nella città in cui vive a, dall’altro lato, dei pianificatori e progettisti che vogliono intraprendere progetti di scala ambiziosi. Difficile raccomandarglielo abbastanza.

Chi sono?

AndreSono André Viloen e sono un architetto. Attualmente lavoro all’Università di Brighton dove con Katrin Bohn abbiamo insegnato in un programma per studenti del Master e prima fare questo ero molto impegnato nella ricerca di un’architettura di edifici a basso uso di energia e come renderli passivi. E’ così che siamo arrivati ad interessarci all’agricoltura urbana”.

Katrin BohnSono Katrin Bohn, anch’io insegno all’Università di Brighton, ma ho anche una cattedra come esterna all’Università Tecnica a Berlino e in entrambi i casi cerco di lavorare il tema del cibo e la città. Con André condivido anche il lavoro alla Bohn and Viljoen Architects, che ora piuttosto ridotto, facciamo più che altro consulenza, installazione, studio di fattibilità. Di nuovo, siccome quel tema dei paesaggi produttivi è diventato così importante per noi, è ciò che facciamo prevalentemente. E ci piace”.

Perché ‘Agricoltura Urbana Seconda Natura’?

(Dal libro): “Il termine ‘seconda natura’ ha un doppio significato: da un lato descrive le abitudini ed i costumi integrati e normalizzati che hanno luogo senza un pensiero, dall’altro lato si riferisce allo spazio coltivato fatto dall’uomo che ci circonda in modo analogo alla (prima) natura”.

Selezionato dall’intervista completa che ho fatto a Andre e Katrin. Potete ascoltare l’intervista completa, o scaricarla, sotto.

https://soundcloud.com/transition-culture/viljoen-and-bohn-on-designing-productive-cities

5 esempi per ispirare la RiEconomy in Italia

23 ottobre 2014 by

5esempireconomy

È stata finalmente pubblicata una piccola ricerca/esplorazione di Transition Italia sull’economia resiliente italiana. Dalla manifattura all’energia, dall’agricoltura al terziario questo documento riporta cinque esempi evocativi e stimolanti di come sia possibile creare profitto nel rispetto dei limiti naturali, aumentando la coesione delle nostre comunità e costruendo la resilienza necessaria per un futuro prospero.

Vi sarà sicuramente giunta voce che dall’inizio di quest’anno Transition Italia si sta impegnando nel portare nel bel paese uno dei più interessanti ed entusiasmanti progetti nati all’interno del Transition Network. Sto parlando ovviamente del progetto RiEconomy (o REconomy, come lo chiamano gli inglesi).

L’idea di REconomy è nata osservando l’evoluzione delle iniziative di transizione con diversi anni di attività ed esperienza alle spalle. Una volta sensibilizzata la comunità, coinvolti gli interessati, rafforzato il tessuto di relazioni, facilitata la nascita di progetti di ogni tipo (orti, attività di reskilling, transizione interiore) e scambiato idee, riflessioni e visioni, arrivava inesorabilmente il punto in cui si chiedevano: e ora?

Se siamo riusciti ad arrivare fin qui – scoprendo che il processo è addirittura facile e divertente – come possiamo fare il salto di qualità? Come possiamo coinvolgere anche le istituzioni, le imprese, i commercianti, cercando di rispondere alla crisi economica/occupazionale e rendendo al contempo il nostro territorio più sostenibile e resiliente?

A Totnes hanno cominciato a chiedersi come sostenere le iniziative interessate a facilitare questo percorso di ‘transizione economica’, ed è stato chiaro fin da subito come fosse necessario mantenersi sul processo già ampiamente collaudato di Testa – Cuore – Mani, iniziando cioè con momenti di informazione, discussione, proiezioni di documentari e soprattutto esempi a cui ispirarsi: da qui le basi per procedere con la progettazione e l’azione.

Una delle prime idee fu quella di ricercare (nel territorio inglese) esempi di attività economiche che sapessero rispondere ai criteri di una impresa di transizione, ovvero un’impresa in grado di creare al contempo posti di lavoro, benessere e resilienza nella comunità in cui opera. Il report che ne risultò lo trovate a questo link. Dateci un’occhio, vi troverete bellissimi esempi di attività economiche resilienti in ogni settore economico (agricolo, manifatturiero, terziario e finanziario).

L’idea cominciò a diffondersi e ben presto altri paesi vollero provarci.

In Italia, ad esempio, abbiamo iniziato con un primo ‘RiEconomy Talk’ a San Giovanni Persiceto nel marzo 2014, da cui ne è seguito un Open Space che ha ufficialmente dato inizio a questo elettrizzante processo di transizione economica.

È stata successivamente offerta anche a noi la possibilità di condurre una ricerca sulle imprese resilienti presenti nel territorio italiano, più breve di quella inglese, ma che una volta completata sarebbe stata inserita in una sorta di top20 europea, insieme a quelle prodotte dai nostri colleghi di Croazia, Lettonia, Belgio e Paesi Bassi.

L’idea era di portare alla luce realtà estremamente diverse tra loro – per esperienza, fatturato, dipendenti, settore -, che potessero diventare fonte di ispirazione per molti ma che spesso, per loro natura e scala, prosperano lontano dai riflettori – rimanendo quindi confinate nell’oblio dell’informazione. Queste imprese ci dimostrano che fare le cose in modo diverso si può, e i benefici non sono solo strettamente economici, ma sociali, ambientali e relazionali.

Vi invitiamo ad immaginare questi esempi virtuosi presenti tutti insieme nel vostro paese/città, vederli intrecciarsi fra loro, creare collaborazioni, generare nuove imprese resilienti, mettere in atto soluzioni ai problemi energetici, sociali, alla produzione di rifiuti e via dicendo.

Il documento non vuole essere una classifica delle migliori imprese in transizione: si tratta solo di alcuni esempi, scelti in base a un criterio di diversificazione.

Sappiamo esserci un’infinità di persone in Italia impegnate nel realizzare una nuova visione economica ispirata alla sostenibilità e alla resilienza; ci rendevamo conto che una ricerca accurata che prendesse in esame tutto questo mondo era fuori dalla nostra portata, così come lo erano i fondi e i tempi a disposizione.

Per quanto riguarda il progetto RiEconomy nel suo complesso invece, la strada intrapresa non è tutta rose e fiori. Il movimento della transizione, pur in costante crescita, non ha ancora raggiunto la maturità per diffondere il modello in modo capillare in tutto il territorio italiano. Questo perché non tutte le iniziative sono nelle condizioni di poter fare il grande passo e ad altre semplicemente potrebbe non interessare.

Ma il più grande ostacolo da superare è quello della sostenibilità economica. Quasi sempre le iniziative vengono portate avanti da volontari nei loro ritagli di tempo e se questo può funzionare nelle prime fasi della transizione, diventa un problema quando la questione si fa più complessa. Abbiamo sempre più bisogno di figure professionali e personale retribuito che sappia lavorare e relazionarsi con il mondo delle imprese, del commercio, delle istituzioni, facilitando la partecipazione di tutti e fornendo la giusta dose di informazione e senso di possibilità. Serve la disponibilità di molto tempo e serve continuità, cose difficili da ottenere se chi si impegna in un percorso simile non riesce anche a ricavare il necessario per vivere.

Come al solito c’è tanto, tanto lavoro da fare. La cosa importante è aver cominciato!

Ma intanto eccoci qui, anche la nostra piccola ricerca è stata pubblicata.

Per scaricarla basta collegarsi a questo link: qui.

Training Campogalliano Confermato!

22 ottobre 2014 by

TransitionTeacherDoris1

Confermato il Transition Training di Campogalliano, chi si è già iscritto riceverà a breve ulteriori istruzioni via email, chi non lo ha ancora fatto sappia che ci sono ancora alcuni posti a disposizione.

Attenti al vento

21 ottobre 2014 by

Buongiorno a tutt*,

Traiettoria ex uragano Gonzalo (ribadisco ex); in Europa centrale i venti di tempesta non mancheranno di provocare danni e disagi, ma attenti al vento anche nel nord Italia

negli ultimi giorni avrete sentito o letto, probabilmente, dell’arrivo dell’uragano Gonzalo in Italia. Vorrei tranquillizzare che non arriva nessun uragano, quello che transita, peraltro sul nord Europa e quindi verso i Balcani, è solo quel che resta di Gonzalo, trasformato in una normale anche se intensa depressione extratropicale delle medie latitudini. È un fenomeno classico che avviene agli ex uragani, ciò non toglie che il fronte freddo che transiterà mercoledì sull’Italia, molto veloce, da nord a sud qualche problema e fastidio lo darà.

In Emilie e nel nord Italia, l’aspetto a cui prestare maggiore attenzione sarà il vento. Un vento gagliardo, localmente e a tratti con raffiche impetuose, che spazzerà si le nubi ma potrà anche dar luogo a diversi problemi. Nella nostra scala di attenti al meteo, dunque, attenzione moderata livello due per vento da martedì sera e per tutto mercoledì, e in parte anche giovedì, perché le condizioni meteorologiche eccederanno gli standard di tranquillità a cui siamo abituati ed in particolare “rinforzate gli ormeggi” di tutto ciò che può volare via (tende e tendono, gazebo, ma anche anche le piante più delicate di orti e giardini) e massima attenzione al rischio di rottura di frasche, rami anche grossi e in qualche caso anche alberi.

Avviso, oltre che ai naviganti (mari in burrasca) anche ai ciclisti; mi spiace dirlo, ma nelle condizioni di mercoledì sarebbe sconsigliata la bicicletta. Francamente però, non so se io resisto… come si usa dire non esiste buono o cattivo tempo ma buono o cattivo equipaggiamento e soprattutto serve anche tanto buon senso.

Infine, netta rinfrescata, con calo temperature di 6-8°C, ma ora ce ne sono altrettanti sopra la media stagione e dopo un paio di giorni freschi le temperature aumenteranno di nuovo. Con un po’ di buona volontà dunque resistete, almeno nelle pianure (nelle zone di confine delle Alpi si avrà la prima neve, è normale succeda), a non accendere il riscaldamento domestico, anche perché quello globale va a manetta.

25-26 Ottobre: suolo, acqua, macro e microrganismi e produzioni vegetali

19 ottobre 2014 by

albero permacultura

Il prossimo fine settimana a Monteveglio avremo la seconda puntata del corso Permatransition, la due giorni sarà dedicata al suolo e alle produzioni vegetali. Con Elisabetta Dalla Valle lavoreremo sul suolo e scopriremo quanti bacherozzi ci strisciano dentro, ci illustrerà le interazioni tra suolo, acqua e organismi e come e perchè includerli in una progettazione sostenibile.

Domenica avremo una nuova entrata… una neo progettista di notevole esperienza, Anna Morera Perez. Ho conosciuto Anna recentemente in una trasferta in Germania, energia, intelligenza, curiosità, professionalità, esperienza… le prime impressioni. Conoscendo il suo curriculum le ho chiesto di guidarci nel primo passo verso l ‘auto-produzione, la progettazione di un orto.

Organizzeremo la giornata in due fasi, prima un analisi di un orto in produzione di circa mezzo ettaro, nel pomeriggio la progettazione di un nuovo orto molto più grande in una diversa azienda.

Appuntamento per tutti, corsisti e interessati, sabato alle 9.30 in Via Volta 3 a Monteveglio, per informazioni: davboch@hotmail.com

Appello “Energia per l’Italia”

18 ottobre 2014 by

ImmagineFirma

Non credo molto nelle raccolte firme e negli appelli, ma questo un senso ce l’ha, mi piace il tono, la qualità dei contenuti e delle persone che lo propongono (alcune le conosco bene). Quindi provate a dare un’occhiata e nel caso firmate anche voi.

Come iniziativa singola risulterà forse debole, ma potrebbe sommarsi a molte altre “onde” in corso e contribuire a un cambio di visione che secondo me è ormai alle porte.

Chi non ha una posizione da ricercatore e desidera firmare può farlo come semplice cittadino.

Benvenuta Canzano

18 ottobre 2014 by

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Dalle parti di Teramo c’è Canzano (che se ho trovato la foto giusta sembra un bel posticino). E a Canzano c’è una nuova iniziativa di transizione a cui diamo il benvenuto. Se siete di quelle parti potreste aver voglia di unirvi a loro e trovate informazioni e contatti qui.

Ci serve la crescita economica?

17 ottobre 2014 by

Salve a tutt*,

ho pensato che l’articolo suggerito da Cristiano nel suo ultimo post, dove presentava la locandina dell’evento bolognese di mercoledì 29, valesse la pena di essere tradotto, quindi eccolo qui.

Ci vediamo a Bologna?

Buona lettura.


Osiamo mettere in discussione la crescita economica?

Da “The Guardian”. Traduzione di MR

Ci hanno venduto in maniera molto efficace la storia che la crescita infinita sia essenziale per mantenere e migliorare la nostra qualità della vita. Ma questo non potrebbe essere più lontano dalla realtà.

Di Warwik Smith



Il pianeta ha risorse finite. Foto:Reid Wiseman/NASA/Rex/Reid Wiseman/NASA/Rex

Il perseguimento infinito della crescita economica ci sta rendendo infelici e rischia di distruggere la capacità della Terra di sostenerci. La buona notizia è che muoversi per rendere le nostre vite più sostenibili ci renderà anche più felici e sani. Vi piacerebbe un fine settimana di quattro giorni, ogni settimana?

Sono stato a due conferenze con premesse di base analoghe, nell’ultimo anno. La prima è stata all’Università Nazionale Australiana sull’economia ecologica e la seconda, appena la scorsa settimana, è stata sull’economia di stato stazionario all’Università del Nuovo Galles del Sud. La premessa dietro ad entrambe le conferenze è semplicemente ed innegabilmente vera, tuttavia è così destabilizzante da essere fondamentale per il nostro attuale stile di vita:
Leggi il seguito di questo post »

Attenti al caldo

17 ottobre 2014 by

Il peggio del maltempo è passato, e finalmente, l’ostinata e intensa perturbazione che ha portato ai gravi dissesti di cui si è occupata la cronaca, se ne sta andando. In verità, qui in Emilia Romagna è ancora vigente un allerta meteo, a causa degli ultimi temporali che dalla Liguria e Toscana coinvolgono l’alto Appennino Emiliano e che in particolare nelle zone recentemente colpite del parmense potrebbero causare, o accentuare, disagi, ma mi sento di dire che il peggio è passato.

 

Temperature previste al centro-nord venerdì 17/10, al pomeriggio (Fonte Lamma Toscana)

Temperature previste al centro-nord venerdì 17/10, al pomeriggio (Fonte Lamma Toscana)

Ora, per opposto, un po’ su tutta Italia per l’espansione di un grande e poderoso anticiclone. Il risultato, sarà un altro periodo di caldo tardivo, una ottobrata insomma, e il che in epoca di peak oil non è poi male. Potremmo così sfruttare uno dei pochi effetti positivi (ma non illudiamoci, perché i guai sono ben più dei pochi effimeri benefici) del global warming: ridurre o ritardare l’uso del riscaldamento. Ne ho parlato più in dettaglio qui, comunque, appunto, abbiamo di fronte alcuni giorni, ed in particolare oggi e il fine settimana, più che temperati, non stupitevi se in alcune zone, come in Romagna, insieme a un rinforzo del vento, assisteremo a temperature anche assurde per la stagione, di 27-28°C, insieme a un moderato rinforzo del vento da SW, il garbino.

Tuttavia, come dicevo, non illudiamoci; il contraltare sono le zanzare ancora più attive che mai, incluso le zanzare tigre, nonché altri insetti incluso la nuova e terribilmente dannosa per le colture cimice asiatica, il peggioramento della qualità dell’aria per l’aria stagnante, quindi a maggior ragione, evitate di accendere caldaie e anche stufe a legna. E soprattutto, il mare è già ora troppo caldo e questo è tutto “combustibile”, sotto forma di vapore e calore (nell’immagine sotto, guardate il mare Adriatico, fonte CMCC – INGV), che andrà a rendere vigorose le prossime perturbazioni, e una potrebbe arrivare verso metà della prossima settimana.

Insomma, le stagioni devono, o meglio dovrebbero, fare il loro corso.

Anomalia di temperatura del Mar Adriatico (fonte INGV  - CMCC)

Anomalia di temperatura del Mar Adriatico (fonte INGV – CMCC)


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