In evidenza

8 settembre 2009 by

Non sai niente della Transizione? Comincia da questo post.
RAI3 Report: in streaming qui.

Transition Talks e Transition Days:
Vieni a un incontro e scopri la Transizione.
Cerca nel calendario oppure organizzane uno!

Partecipa a un Transition Training o ad altra proposta formativa:
Scopri come far partire un’iniziativa di Transizione nella tua comunità, città, quartiere, ecc…
E poi ancora gli altri workshop su importanti strumenti utili al processo come WTR (“Il lavoro che riconnette”), Dragon Dreaming, Permacultura, ecc. ….

Prossimi Transition Training:

Stiamo preparando il calendario dei Transition Training per i prossimi mesi. Se ti interessa organizzarne uno nella tua comunità, mettiti in contatto con noi!

Altre informazioni qui.

Permatransition: primo feedback.

30 settembre 2014 by

IMG_4287

Con una settimana di ritardo, dovuta ad una scampagnata permaculturale all’estero, raccolgo i feed back del primo modulo del corso permatransition. Questa volta Fabio ed io abbiamo improvvisato un fine settimana di lavoro in coppia, abbiamo lavorato su principi e basi della Permacultura con un continuo ping pong su agricoltura e comunità, il successo, a quanto dicono, è stato notevole. Nella foto potete vedere il docente che descrive la dimensione dei pomodori che ha nel suo giardino, i miracoli della Permacultura. Parecchie persone hanno espresso interesse nel partecipare pur avendo perso il primo modulo, se il numero lo permette, si è pensato di fare una nuova mini introduzione.

tTalk a Roma

25 settembre 2014 by

ThinkGreen2014

Sabato 27 faccio un tTalk a Roma nel contesto dell’EcoFestival di Think Green, si comincia alle 11:00 in via Appia Antica 42 alla Ex Cartiera. Se ne avete voglia, se vi interessa saperne un po’ di più sull’esperimento della Transizione, direi che ci vediamo là.

Il Festival però comincia domani (venerdì) e finisce domenica, quindi magari date un’occhiata al programma e approfittatene, a Roma c’è sicuramente moltissimo da fare… potrebbe essere un’occasione per cominciare.

La transizione alla Notte della Ricerca 2014

24 settembre 2014 by
Il 26 settembre si svolgerà la Notte europea dei ricercatori, evento promosso dalla Commissione Europea per avvicinare il pubblico alla ricerca in un contesto informale. Tra le tematiche trattate si parlerà anche di transizione e cosa fa l’univeristà su questo tema.

Ecco le iniziative previste a Bologna:

  • laboratori ed esperimenti sotto il Voltone del Palazzo del Podestàdalle 16.00 alle 20.00, per bambini e giovani dai 6 ai 18 anni. I ragazzi si faranno la doccia con i raggi cosmici, accelereranno e faranno collidere “particelle”, pedaleranno per il sistema solare e salteranno sulla luna. Si stupiranno davanti all’ecosistema corallino e alla bellezza delle rocce terrestri. Capiranno come, attraverso un algoritmo, si possono accendere le luci di casa, sapere quanta energia consuma una lavatrice oppure calcolare la propria impronta ecologica.

Consulta i laboratori organizzati dai ricercatori dell’Università di Bologna

  • speed-dating nei locali / bar di Piazza Maggioredalle 17.00 alle 22.00: incontri tête-à-tête di 5/10 minuti fra il pubblico e i ricercatori, durante i quali si potranno porre le domande che si desiderano e affrontare i temi che più incuriosiscono, tra cui transizione sostenibile e università in transizione. Per incontrare i ricercatori occorre registrarsi alla pagina dello speed-dating, dove ci sono anche tutti i loro profili, con tanto di fotografia!
  • spettacolo in Sala Borsa, dalle 21.00 alle 23.00. Scienza e arte si incontrano in una serata in cui esperti di biomasse, raggi cosmici e galassie si alternano a performance artistiche. Il conduttore Patrizio Roversi converserà con la professoressa Alessandra Bonoli, docente Unibo in ingegneria delle materie prime del DICAM e responsabile del gruppo di ricerca  di “Ingegneria della Transizione” del DICAM, nonché coordinatrice dell’Integrated Research Team “Alma Low Carbon”, e ai professori Antonio Zoccoli – Vicepresidente INFN e Giovanni Fabrizio Bignami – Presidente INAF.

 

programma

Decrescita Energetica – Gruppo di lavoro TT

23 settembre 2014 by

Ciao a tutti,

durante la memorabile Transition Fest sono stati creati numerosi gruppi di lavoro. Uno dei più piccoli era quello della Decrescita Energetica e, come un piccolo seme, ha cominciato a germogliare. Ancora non ci siamo riuniti di nuovo, ma alcuni dei partecipanti al gruppo si sono mandati qualche email! hehehhe

L’idea del gruppo di lavoro della Decrescita Energetica all’interno delle Transition Town nasce per supportare le iniziative locali di decrescita energetica e per condividere informazioni e idee, oltre a tenerci aggiornati sulle attività “energetiche” dei gruppi locali di Transizione e su quello che succede anche in altri paesi.

Corso su i forni solari a Cesena GRTA

Corso su i forni solari a Cesena GRTA

Sicuramente possiamo organizzare un incontro nazionale di due o tre giorni in primavera dove incontrarci anche fisicamente. Durante l’anno possiamo organizzare laboratori pratici sull’autocostruzione di forni solari e impianti, sul risparmio energetico ma soprattutto scambiarci informazioni sulle attività che facciamo localmente. Inoltre possiamo incontrarci online con Skype o similari per fare riunioni a distanza.

La decrescita energetica è sicuramente importante per la transizione verso un mondo senza petrolio e dobbiamo approfondire il tema delle tecnologie quanto quello su gli strumenti sociali. Sicuramente l’energia è uno dei campi dove c’è più fermento, vedi le questioni biogas, eolico, fotovoltaico. A volte è difficile districarsi su quello che è realmente decrescita energetica e quello che invece prosegue su i canali tradizionali.

Quello che cerchiamo è un approccio per l’autosufficienza a livello comunitario, con stili di vita dai bassi consumi energetici e piani di adattamento per una società resiliente ai cambiamenti climatici e alle crisi. Un agire collettivo, che metta insieme le menti di una collettività per realizzare progetti sui consumi, soprattutto energetici.

Per il lavoro di questo gruppo abbiamo creato una mailing list/forum cui si può accedere chiedendo a Roberto (reseda@resedaweb.org). Per far parte di questo gruppo di lavoro è importante iscriversi al forum perchè essendo un gruppo di lavoro nazionale è bene che rimaniamo informati e discutere anche senza la possibilità di incontrarsi.

Inoltre abbiamo creato un blog per le news e le informazioni in cui si trovano articoli interessanti su questo argomento:

http://decrescitaenergetica.wordpress.com/

cui vi invito ad aderire per seguire e leggere gli articoli non appena escono, a questo blog possono partecipare tutti e chi vuole può anche scrivere qualche articolo.

Leggi il seguito di questo post »

tTraining Campogalliano (Mo) 8/9 novembre

22 settembre 2014 by

TransitionTeacherDoris1

APRIAMO UFFICIALMENTE LE ISCRIZIONI
AL TRANSITION TRAINING DI CAMPOGALLIANO

Date: Sabato 8 e Domenica 9 NOVEMBRE 2014
Luogo: c/o Centro Armonico Terapeutico (CAT) Via Barbolini, 15  loc. Saliceto Buzzalino – 41011 Campogalliano (Modena – Italy), Tel. +39 059 851610

Lingua ufficiale: Italiano
Costo: 130 euro + 10 euro (iscrizione obbligatoria a Transition Italia)
Pagamento in SCEC: dei 130 euro 10 possono essere pagati in SCEC
Borse di studio TI: 2 (offerte da Transition Italia)
Accoglienza: dalle 9:00 del sabato

— SITUAZIONE —

Posti totali: 22
Posti ancora disponibili: 14 (aggiornato al 25/09/2014)
Posti assegnati: 8
Borse di studio assegnate: 1

Lista di attesa: 0

DI CHE SI TRATTA?

Si tratta del training base che si consiglia di seguire a tutti coloro che vogliono far partire un’iniziativa di transizione nella propria comunità (città, quartiere, comprensorio). Sono due giornate e una serata intensissime e avvincenti che forniscono gli strumenti necessari per intraprendere l’attività di un Gruppo Guida.

Leggi il seguito di questo post »

Due nuove iniziative di Transizione

22 settembre 2014 by

Non so se avete notato ma abbiamo due nuove iniziative di Transizione nella colonna di destra, Campogalliano e Monteviale. Grazie di esservi uniti al nostro flusso di lavoro, pensieri, sperimentazioni, preoccupazioni e speranze…

Bartlett sottotitolato

21 settembre 2014 by

Circa un annetto fa ero alle prese con la preparazione di un talk per il TedXBologna. Il tema era l’innovazione esponenziale, roba affascinante e potenzialmente pericolosa.

Così pensai di aprire il mio intervento con un ricordo del buon professor Albert Bartlett, l’uomo che ha tentato infaticabilmente, per tutta la vita, di metterci in guardia (noi umani) sui pericoli della crescita esponenziale.

Ora grazie a un’altro infaticabile (Massimiliano Rupalti), ecco una lezione di Bartlett completamente sottotitolata in italiano per la gioia di tutti coloro che non masticano l’inglese. Buona visione.

Copenaghen: chi decide?

20 settembre 2014 by

Questa è la seconda volta che scrivo questo post, il primo lo ha mangiato WordPress, spero che sia sazio e che lasci passare il messaggio fino a voi… riproviamo.

Dunque, dunque, che ci facevamo tutti imbacuccati in un parcheggio? È storia lunga, ma prova due cose interessanti: che i transizionisti sono abbastanza resilienti e che a Copenaghen stanno veramente riducendo l’uso dell’auto, tanto che i parcheggi pubblici sono vuoti e ci puoi lavorare per due giorni di fila senza grossi problemi (vabbè, su questo godetevi il filmetto fatto dal buon Rob).

E ALLORA CHI DECIDE?

Ci eravamo fatti questa domanda nel post precedente, domanda che nell’attività pratica a Copenaghen aveva la forma di “What is a hub?” (Cos’è un hub?). Come decidiamo che un certo gruppo di persone è davvero un hub nazionale (ad esempio), perché proprio quelle?

In un sistema “tradizionale” la questione viene generalmente risolta con criteri legati alla rappresentanza, rappresentanza che conferisce legittimità a un certo organismo. Diremmo quindi, ad esempio, che se tutte le iniziative di transizione di un certo paese eleggono un gruppo di rappresentanti allora quello diventa l’hub di quel paese.

Ma come abbiamo detto, la democrazia rappresentativa non ci convince molto, ha da tempo mostrato i suoi limiti e ci sono scenari in cui non è nemmeno applicabile (che succede se in quel paese di iniziative di transizione ancora non ce ne sono e sarebbe utile avere un hub per partire dall’imponente lavoro di traduzione necessario? Pensate alle Filippine).

LASCIAMO PERDERE LA RAPPRESENTATIVITA’

Tra il meeting di Lione e quello di Copenaghen abbiamo fatto diversi tentativi di sviluppare un documento che inquadrasse questo problema, tentativi direi miseramente falliti. Non ci è mai venuto fuori qualcosa di convincente. C’è da dire che lavorare per via virtuale non aiuta e che forse non eravamo ancora pronti ad affrontare temi così complessi e articolati.

A Copenaghen invece qualcosa si è mosso, com’era già successo quando si è trattato di inventare un modo per selezionare il “grande orecchio” una delle chiavi per affrontare la situazione è di ristrutturare l’approccio.

WhatIsaHub

Partiamo così: l’hub è un centro risorse al servizio delle iniziative di Transizione in una certa area funzionale. Deve essere una nazione? Non è detto, i confini politici non sono sempre sensati, potrebbe essere quindi una bio-regione, un’area linguistica o altro a seconda dei casi.

Come centro servizi viene naturale pensare che abbia delle funzioni fondamentali e le vedete un po’ elencate nella mappa mentale qui sopra prodotta a Copenaghen (ho lasciato chiuse molte delle articolazioni sennò diventava gigante). L’hub è quindi un organismo bidirezionale, votato da un lato al servizio delle iniziative locali e dall’altro a mantenere le relazioni con tutti gli altri hub in modo da contribuire alla rete di apprendimento continuo che già opera.

Ha inoltre alcune funzioni e diritti speciali. Si fa custode della prospettiva dell’area in cui opera, quindi cerca di ascoltare e raccogliere ciò che emerge. Al contempo custodisce i principi e il DNA di Transition in quell’area, perché anche se spesso sottile, esiste un confine tra ciò che fa parte di questo esperimento che chiamiamo Transition e ciò che è invece “altro”.

Chi naturalmente emerge, riconosce e assume queste funzioni è “quello giusto” (non so se vi ricorda qualcosa). Per aiutare questa focalizzazione, ci saranno una serie di criteri e di piccole regole che potranno essere combinate in varie forme (a seconda dei contesti) che ci aiuteranno a riconoscere un hub in modo più efficace. Una, per fare un esempio, è quella che chi è in un hub debba essere attivo contemporaneamente anche in un’iniziativa locale. Ma se iniziative locali non ce ne sono? Allora si farà riferimento a criteri sussidiari per rispondere a quella particolare situazione.

Abbiamo l’impressione che questo approccio (molto basato su quanto sperimentato fin ora) possa risultare sufficientemente flessibile da adattarsi a una moltitudine di contesti e abbastanza focalizzato da non consentire che qualunque cosa possa essere un hub o la nascita di più hub in conflitto tra loro nella stessa area (sapete come sono gli umani no?).

IL LAVORO DEL PROSSIMO ANNO

Nel corso di quest’anno un il gruppo di lavoro “Organization Co-design” (altra interessante novità di quest’anno) proverà a produrre un documento organizzativo basato su questa idea (se qualcuno vuole dare una mano… si lavora in inglese però). Speriamo quindi di arrivare al prossimo meeting con una definizione più completa e una migliorata capacità di riconoscere nella complessità i nodi fondamentali che sono utili allo sviluppo di un processo.

Accogliere la complessità è infatti una delle sfide più grandi quando si cerca di introdurre il pensiero sistemico nell’attuale struttura culturale. Un limite che determina poi il nostro modo di organizzarci e di gerarchizzare le relazioni. Il limite tra elasticità e caos però ci spaventa, tanto che spesso, quando le cose si mettono male, continuiamo a preferire l’uomo solo al comando rispetto alla complessità del pensiero collettivo (pur sapendo che quest’ultimo funziona meglio).

Quello che mi affascina profondamente nei tentativi che si fanno all’interno del processo di Transizione è che si cerca di trovare, davvero, soluzioni adatte al mondo reale per superare questi blocchi che impediscono l’evoluzione della cultura e della società.

Lo stesso tipo di problema lo ritroviamo ogni giorno nelle nostre attività a livello locale, nella raccolta firme di fronte alla scuola, nella difficoltà di costruire strutture organizzative che superino i confini delle singole associazioni, enti, partiti, ecc.

Vediamo se si riesce a individuare un’altro COME anche per questo, sono fiducioso.

 

Salpa la Nave della Transizione (nel vicentino)

18 settembre 2014 by

nave-transizione-def-copy Domenica 28 settembre a Santorso (VI) salperà la Nave della Transizione. La nave che usa le tempeste della crisi per spingersi verso un futuro più prospero, fatto di persone consapevoli e comunità attive.

Di cosa si tratta?

L’idea è quella di coinvolgere tutte le persone che in un modo o nell’altro stanno da tempo girando attorno all’idea della transizione, sono curiose ma non hanno mai avuto il coraggio di provarci, o non hanno mai trovato l’occasione giusta per farlo.Sarà un momento quindi per conoscere e conoscersi, scoprire in maniera divertente cosa si cela dietro a questo meraviglioso esperimento sociale, creare rete e festeggiare.

Al termine dell’evento ogni partecipante potrà decidere se far parte della ciurma o meno. Ci saranno diverse ciurme, che cominceranno a incontrarsi nelle settimane successive per approfondire per bene i temi della transizione.

In realtà, ma non ditelo a nessuno, si tratta del percorso di Condivisione e Approfondimento del Manuale della Transizione, detto anche CEAT (qui un esperienza dei nostri cugini bolognesi): al termine avremo tutti ben chiaro quello che sta succedendo alla nostra povera economia, società e ambiente e disporremo di nuovi strumenti utili per non perdere la rotta in questa burrasca.

Non occorre essere di Santorso per far parte della ciurma: ci sono già diversi paesi vicini pronti a salpare insieme a noi (Thiene, Schio,Vicenza, Padova, e molti altri), magari tra questi c’è anche il vostro!

Durante la navigazione, inoltre, le ciurme potranno incontrarsi insieme per riposare in qualche isolotto, dove troveranno proiezioni di film, conferenze e, se sapranno dimostrare il loro valore, un bell’Open Space per mettere alla prova la loro abilità di marinai.

Siete pronti?

Per informazioni: qui.

Copenaghen: come decidiamo?

15 settembre 2014 by

Copenaghen

Ecco a voi il “branco transizionista” che si è riunito la scorsa settimana a Copenaghen per il meeting degli Hub nazionali. C’erano presenze da 19 nazioni differenti includendo USA, Brasile e Mexico e sono stati 4 giorni di lavoro intensissimo su molti temi chiave di comune interesse. Il primo meeting di questo tipo si era svolto lo scorso anno a Lione.

Ci eravamo fatti molte domande su come dovrebbe e potrebbe funzionare un’organizzazione mondiale che non vuole usare “le regole del sistema” e vuole proteggersi dalle più comuni derive che si possono osservare in molti movimenti, istituzioni e enti transnazionali.

Le risposte necessarie non sono banali e hanno ricadute piuttosto importanti, soprattutto perché sono risposte che possono essere applicate, come nei sistemi frattali, a tutti i livelli di scala: globale, nazionale, locale, famigliare… La bella notizia è che a distanza di un anno da quando abbiamo cominciato a ragionarci si cominciano a vedere risultati incoraggianti.

COME DECIDIAMO?

Una delle consapevolezze piuttosto forti che si è sviluppata all’interno del mondo della transizione è quella che i meccanismi democratici attualmente in uso, in particolare quelli della democrazia rappresentativa, non siano un buon modo per perdere le decisioni, costruire relazioni, regolare attività, ecc. Nel movimento di Transizione generalmente nessuno è chiamato a rappresentare altri, o decide per altri, soprattutto se si tratta di decisioni importanti e davvero rilevanti.

Servono quindi altre modalità che portino comunque a decidere collettivamente cosa fare e come comportarsi. Serve un COME diverso da quello a cui siamo abituati, con la semplice convinzione che un altro COME produce poi anche altri COSA: se scegliamo in modo diverso, finiremo anche per fare cose diverse da quelle che il sistema generalmente produce. Così nel corso dell’anno che è passato dal meeting di Lione, un folto gruppo di lavoro ha elaborato una metodologia ispirata alla Sociocrazia e al Metodo del Consenso, che ci consenta di prendere decisioni senza ricorrere ai modelli prettamente rappresentativi.

Il metodo è stato sperimentato su temi reali nei mesi passati, ad esempio per scegliere il membro di nomina internazionale da collocare nel board del Transition Network. Così, quando ci siamo ritrovati quest’anno, eravamo dotati di uno strumento abbastanza completo da usare ogni qual volta ci fosse qualcosa da decidere.

Come tutti gli strumenti sviluppati nel contesto della Transizione, non può essere considerato definitivo e sarà sottoposto a continue trasformazioni e miglioramenti ogni qual volta ci si renda conto che sono necessari. Per il momento però sembra funzionare abbastanza bene.

PROVIAMO A USARLO SEMPRE?

Il tutto potrebbe forse sembrarvi un po’ astratto e lontano, ma la proposta potrebbe essere anche: perché non provare a usarlo in tutti i contesti di lavoro di gruppo o di comunità in cui siamo coinvolti?

Per farvi un’idea di come funziona potete scaricare questo schema semplificato (in italiano, in inglese qui) e nei prossimi giorni farò un post specifico per spiegare meglio come funziona. In realtà è una procedura semplice il cui risultato produce però effetti molto diversi da quelli di una “votazione” tradizionale. Una di quelle piccole cose che, se vogliamo vedere succedere cambiamenti nel mondo, potrebbe fare una differenza non irrilevante.

Decisioni_Ita


ORA ABBIAMO IL COME, MA ABBIAMO ANCHE UN CHI?

Bene, ammettendo che questa variante della metodologia del consenso vi piaccia (o ci piaccia), ora abbiamo un simpatico strumento per prendere decisioni. Rimane comunque un problema: chi dovrebbe perdere queste decisioni, soprattutto se influenzano non solo chi decide, ma anche altri?

In effetti questo è un altro grande tema che si è discusso molto intensamente a Copenaghen. Ancora una volta è una questione di scala mondiale che può essere ricollocata in ogni dimensione relazionale e ad ogni livello. Tutti i nostri sistemi organizzativi, le nostre istituzioni, i governi, le imprese, tutti hanno un modo per selezionare “chi” prende le decisioni (indipendentemente da come queste vengano prese).

Nel contesto del meeting degli hub questo problema prende forma nella domanda “Ma cos’è un hub?”. Come facciamo a definirlo, come facciamo a sapere che un certo gruppo di persone, per esempio i soci di Transition Italia, sono l’hub italiano? Ma chi l’ha detto? Che legittimità hanno?

In effetti, non ci è bastato un anno, da Lione ad oggi, per trovare una soluzione “elegante” a questo problema. Siamo arrivati a Copenaghen con una bella pila di tentativi falliti e una certa apprensione.

Transition sta raggiungendo dimensioni che sono difficili da gestire solamente attraverso le relazioni di fiducia interpersonali, serve qualcosa di più, senza che questo “più” diventi “troppo”. Però mai sottovalutare il potere di problem solving dell’intelligenza collettiva, direi che anche su questo versante siamo a una bella svolta, ve la racconto nel prossimo post.


Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 2.009 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: