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È TEMPO DI PARLARE DI NOI!

17 gennaio 2019

https://transitionnetwork.org/news-and-blog/its-time-to-talk-about-we/ tradotto da Paola Scagliarini

Naresh Giangrande, co-fondatore di Transition Town Totnes e Transition Network e, fino a poco tempo fa, il nostro Coordinatore della Formazione, condivide alcune riflessioni personali sull’impatto e il potenziale del movimento della Transizione. Sappiamo che molte persone intorno al nostro movimento stanno attualmente facendo domande simili in questi tempi turbolenti. Naresh offre una prospettiva e siamo ansiosi di creare lo spazio per altre esperienze e punti di vista da condividere come parte di una conversazione ampia e profonda sulla nuova direzione per il movimento di transizione. Ti invitiamo a pubblicare commenti per aiutare a far partire questa conversazione!

La portata e il ritmo di distruzione causati dall’economia mondiale stanno accelerando, nonostante gli sforzi dei movimenti di base per creare cambiamenti e nuove direzioni. In questo momento, non vedo uno scenario realistico per modificare la nostra spaventosa incapacità di catalizzare un cambiamento significativo; è ora che ne abbiamo uno!

La Transizione propone che creando modi migliori di vivere oggi possiamo, attraverso questo processo, creare un domani migliore. Milioni di organizzazioni dal basso, di base e iniziative in tutto il mondo stanno creando il mondo che vogliono, nel luogo dove si trovano, in modi diversi. La transizione fa parte di un ecosistema di cambiamento. Mentre questo ecosistema di cambiamento ha indubbiamente cambiato molti posti in meglio, molti decenni di lavoro di base intenso ed impressionante (oltre 12 anni di Transizione) non hanno modificato la traiettoria della Società di Crescita Industriale verso una cultura rigenerativa [https://medium.com/insurge-intelligence/sustainability-is-not-enough-we-need-rigenerative-cultures-4abb3c78e68b]. Questo post si chiede perché, se sia addirittura realistico pensare che avrebbe potuto cambiare la traiettoria, e cosa dovrebbe succedere per creare un cambiamento della portata necessaria.

Il processo e la pratica della Transizione possono essere riassunti nelle tre domande di Sophy Banks che i Transizionisti si fanno:

Se guardiamo senza paura alle questioni che ci stanno di fronte, cosa vediamo?
‘Come potrebbe essere la migliore città / villaggio / città?’ Che aspetto avrebbe?
Quali cose concrete e pratiche possiamo fare adesso per rendere questa visione una realtà?

Il modello e il processo della Transizione offre ciò che è fondamentalmente progettato per fare:

Coinvolge le persone in modo stimolante utilizzando ogni nostra capacità creativa.
Permette a un gran numero di persone di esercitare la propria capacità di agire in modi che fanno la differenza.
Funziona ad un livello in cui possiamo fare la differenza, cioè localmente.
Possiamo iniziare a creare il mondo che vogliamo ora.
Riaccende il benessere della comunità.
La transizione manifesta, in modi tangibili, il nostro amore per il mondo.

Mentre il cambiamento a livello locale ha creato pezzi pratici di una cultura rigenerativa, che una iniziativa emersa dal Centro di Resilienza di Stoccolma ha definito le sementi di un Buon Antropocene [https://goodanthropocenes.net/], non siamo però riusciti a modificare in modo significativo e misurabile il quadro generale. Noi, il grande Noi, stiamo fallendo. Vedo i movimenti di base come parte del nostro processo a livello sistemico globale culturale e collettivo globale di movimento verso una cultura rigenerativa. Non possiamo farlo da soli. Abbiamo bisogno di più Noi.

Cosa sta Fallendo?

Non importa con che metro misuriamo la cosa, fatto sta che non siamo riusciti a:

Ridurre le emissioni di carbonio
Creare un sistema economico che rispetti i limiti della terra
Creare una società che generi eguaglianza economica e giustizia sociale
Aumentare la biodiversità
Ridurre l’inquinamento

Figura: Stime di come le diverse variabili di controllo per sette confini planetari sono cambiate dal 1950 a oggi. Il poligono ombreggiato in verde rappresenta lo spazio operativo sicuro. Fonte: Steffen et al. 2015 Per gentile concessione del Centro di resilienza di Stoccolma

Dopo oltre dieci anni di lavoro nel cuore del movimento di Transizione, sento la necessità di chiedere perché e “Cosa si può fare per avere un impatto maggiore?”

Non sto diminuendo o mancando di rispetto agli enormi sforzi e ai risultati straordinari che sono stati dimostrati quotidianamente dai gruppi di Transizione (e da altre iniziative di base) in tutto il mondo. È davvero impressionante e stimolante. [https://transitionnetwork.org/stories/]. La nostra mancanza di impatto non è per mancanza di sforzo, immaginazione o creatività. I transizionisti incarnano moltissimo queste qualità.

Sto scrivendo questo come una riflessione e una richiesta. Spero che mettendo in discussione le nostre supposizioni e convinzioni, possiamo trovare i prossimi passi per creare un cambiamento verso una cultura rigenerativa. La mia impressione è che siamo ancora nelle prime fasi della co-creazione di un movimento che possa veramente interrompere i nostri attuali percorsi insostenibili e creare un cambiamento sistemico. Nei primi giorni della transizione abbiamo spesso parlato di come forse conoscessimo l’A B C della Transizione. Dodici anni dopo siamo andati oltre D o E? Credo che siano necessari molti più passaggi e processi, alleanze e iniziative attualmente impensabili per consentire i prossimi passi in un movimento efficace verso una cultura rigenerante.

I movimenti di base per il cambiamento da soli non saranno chiaramente sufficienti per creare le modifiche del sistema e i movimenti sismici necessari per creare il cambiamento di cui abbiamo bisogno. Ma qualche nuova forma di cooperazione tra cittadini, governi e imprese potrebbe essere efficace? Se è così, come potrebbe accadere? Questo post esaminerà i problemi e le problematiche che si presentano al movimento della Transizione (e alla maggior parte delle iniziative di base), su cui c’è poca discussione. Spero che riflettere sui nostri problemi ci consenta di essere più chiari e concentrati sui modi per creare le condizioni per una cultura emergente rigenerante.

I problemi che affrontiamo come Movimenti di base per il Cambiamento

Dal mio periodo di lavoro con i gruppi di Transizione in tutto il mondo, ho visto questi problemi presenti in quasi tutti i gruppi di Transizione. Mi portano a chiedere se stiamo lavorando nel modo giusto, o se stiamo ponendo le domande giuste, o lavorando in un modo che alla fine produrrà cambiamenti, o se la struttura del Sistema di Crescita Industriale in qualche modo impedisce il cambiamento sistemico fondamentale. Ecco alcuni dei principali ostacoli.

1) I movimenti di base sono affamati di risorse

Tempo e denaro sono i più importanti. Facciamo affidamento su volontari, in molte parti del mondo questi sono volontari sproporzionatamente anziani, perché hanno tempo da dedicare spesso grazie all’alleggerimento della responsabilità di perseguire una carriera, crescere una famiglia e fare soldi. I giovani di cui più abbiamo bisogno sono spesso poveri di tempo e denaro. Ho perso la cognizione del numero di giovani che mi hanno chiesto come essere coinvolti e di riuscire a guadagnare ancora abbastanza denaro per pagare l’affitto.

La maggior parte dei gruppi di Transizione fatica a finanziare strutture di base come siti web, un ufficio, spazi per riunioni, supporto amministrativo. Puoi fare molto senza soldi, ma senza risorse significative la maggior parte dei gruppi di Transizione raggiunge un limite alla propria efficacia. Le persone chiave si bruciano a causa delle dimensioni e del lavoro necessario per costruire strutture alternative come le cooperative, raccogliere significativi capitali di investimento o semplicemente mantenere un’organizzazione trasparente e democratica. Per raggiungere il livello di cambiamento che cambierà il sistema attuale, abbiamo bisogno di organizzazioni, potere e influenza – e ciò richiede denaro nell’attuale paradigma.

Le strutture che permettono di agire sono importanti. I centri di Transizione come Transition US [http://transitionus.org/] o Transition Brazil [https://transitionbrasil.ning.com/] aiutano a connettere e supportare i gruppi di Transizione che operano in determinati territori. Tuttavia, gli hub di Transizione, con rare eccezioni, non riescono a trovare finanziamenti e anche l’organizzazione internazionale è sotto finanziata. Non ci sono percorsi chiari per un finanziamento adeguato. I finanziamenti governativi vengono spremuti e nella maggior parte dei casi non sono disponibili, il che lascia solo possibilità di fondi di beneficenza o di creazione di un ramo commerciale. Nessuno di questi fornirà i finanziamenti necessari per catalizzare e supportare il cambiamento al livello necessario.

Il principale fondamento teorico del cambiamento di base, Strategic Niche Management (SNM) e Transitions Management propone che il cambiamento spesso emerga attraverso esperimenti su piccola scala che possono svilupparsi e adattarsi in “nicchie protette” e quindi, quando il sistema dominante inizia a collassare, possono seminare e informare ciò che viene dopo. Questa è una descrizione perfetta di una tecnologia di cambiamento sociale come la Transizione. Tuttavia, per molte ragioni, il cambiamento sociale è una delle dimensioni del cambiamento più difficili da influenzare. I vincoli e le assunzioni culturali, sociali ed economiche impediscono che il cambiamento avvenga in questo ambito. E dato che il cambiamento di cui abbiamo bisogno è tecnico, sociale, politico, culturale e psicologico, diventa una cosa molto difficile.

I creatori del cambiamento di base stanno creando il terreno da cui emergerà la sopravvivenza futura della nostra cultura, della nostra specie e della vita sulla terra. I leader aziendali, i politici e le grandi organizzazioni filantropiche che conoscono le difficoltà in cui ci troviamo e la portata dei cambiamenti necessari dovrebbero farsi avanti. Dovrebbero fornirci le competenze, il supporto, le risorse finanziarie e il know-how per esplorare e ampliare in modo rapido e affidabile i modi alternativi di vivere e lavorare. Non lo stanno facendo. Perchè no? La maggior parte della filantropia è mirata a migliorare gli effetti peggiori dei sistemi attuali, piuttosto che a cambiare il sistema. Lavoriamo in condizioni in cui siamo ostacolati e non abbiamo ciò di cui abbiamo bisogno per avere successo. Dopo oltre dieci anni la mia domanda per i produttori del cambiamento è: Perché sopportiamo questa mancanza di supporto e riconoscimento? E la domanda che ho per la società dominante e il business (che hanno le risorse) è: Perché così pochi sono disposti o in grado di rendere disponibili quelle risorse?

2) Cambio di sistema – chi lo vuole?

Le strutture di potere, politiche e legali sono catturate dalle élite e dalle multinazionali che agiscono per mantenere e aumentare il loro potere, i loro profitti e privilegi. Perché non dovrebbero? È il gioco e, dal mio punto di vista, sembra che non abbiano altra scelta che giocare. Ciò lascia ben poco spazio per il cambiamento sistemico necessario – il cambiamento di cui abbiamo bisogno a tutti i livelli (personale, locale, nazionale e internazionale) e in ambito sociale, politico, economico ed ecologico.

La transizione e altre iniziative di base sono al di fuori della finestra di Overton [link: http://thefutureprimaeval.net/the-overton-bubble/%5D, da cui proviene il cambiamento di cui abbiamo bisogno. Ma ci sono costi, oltre alle libertà, per operare nella natura selvaggia. Hai molta libertà per sfidare l’indiscutibile e dire l’indicibile. E uno dei costi è che è estremamente difficile essere ascoltati. Quindi l’accordo è, se stai operando al di fuori della finestra di Overton, devi farlo senza risorse adeguate usando il tuo ingegno, la tua ingenuità, creatività e passione. Puoi muoverti velocemente e fallire rapidamente. Il successo, se raggiunto, sarà una prova rudimentale del concetto. Portarlo alla giusta dimensione, la divulgazione, la diffusione di massa e tutto il cambiamento culturale che ne consegue richiede più di una dimostrazione di concetto. Ha bisogno di risorse e organizzazioni.

Se prendiamo, per esempio, il cambiamento necessario per i nostri sistemi economici, per le imprese, anche per gli affari innovativi, non ci porterà dove dobbiamo andare. Il cambiamento sistemico del sistema economico è al di fuori della portata di qualsiasi azienda o anche settore economico. Per sopravvivere negli affari devi giocare secondo le regole fondamentali su cui si basa il business. Certo, il cambiamento tecnico è parte integrante del sistema economico, ma solo all’interno di una gamma ristretta di possibilità di mercato. Sfortunatamente, molti leader aziendali progressisti pensano che le soluzioni di cui abbiamo bisogno possano venire dal business, il che non è realistico. Non può essere così e questo non sosterrà il tipo di cambiamento sistemico di cui abbiamo bisogno. Il capitalismo non da, non ha mai dato e non darà mai la priorità alla salute delle persone, degli ecosistemi o della vita sui profitti. Non può. Ma le imprese – le multinazionali – hanno tutte le risorse e il cambiamento non è possibile senza quelle risorse. Dove sono le partnership tra aziende, governo e organizzazioni per il cambiamento radicale dal basso? Dove sono le imprese radicali che sfidano il modello capitalista?

Gli uomini d’affari sono di solito molto pragmatici. Quindi, dove e come può emergere il cambiamento a livello del nostro sistema macroeconomico? Puoi indicare qualche esempio? No! La motivazione del profitto non ci porterà dove dobbiamo andare. Cosa potrà farlo? È giunto il momento per le imprese di istituire divisioni di cambiamento di paradigma ben finanziate per esplorare quale possa essere un cambiamento di paradigma che non sia guidato dal mercato, che non sia gestito dallo stato, e che non sia socialista e per creare i percorsi per arrivarci. Abbiamo bisogno di te e tu hai bisogno di noi. Le innovazioni su piccola scala (create dai movimenti di base) non scaleranno o supereranno il sistema economico esistente, ed è difficile vedere come emergeranno e sfideranno il sistema macroeconomico. Il che mi porta al punto successivo.

3) Non esiste ancora un’alternativa sperimentata ed esauriente al sistema economico capitalista, dipendente dalla crescita

Perchè no?

Ci sono molti modi per comprare cibo, energia o altre cose. L’innovazione abbonda nell’economia locale. Tuttavia, non esiste un’alternativa al capitalismo del mercato. Con questo intendo la grande cosa che sta in cima ai processi economici. Quella che richiede una crescita costante. Nessun paese, dalla fine del comunismo, ha provato un diverso sistema economico globale. Ci sono proposte e idee. Tuttavia ci sono alcune grandi difficoltà:

Coloro che sono al potere non lo abbandoneranno facilmente.
Ci vorrà una campagna politica globale prolungata. Si tratta di un sistema enorme e anche se venisse introdotto qualcosa, una specie di meccanismo di riduzione del consumo progressivo o graduale, dovrebbe essere fatto su una scala tale che sarà molto difficile da implementare senza scontrarsi con il sistema esistente. E la complessità di questo è oltre la mia capacità di pensiero (pensa ai tempi della Brexit come ordine di grandezza)
È difficile vendere ottenendo meno, senza ottenere più di qualcosa. Questo più di qualcosa potrebbe essere consapevolezza, comunità, connessione, saggezza o amore. Non sono sicuro che il genere umano sia pronto per lo spostamento di coscienza che alcuni sostengono. Riesci a immaginare la maggior parte delle persone che optano per un insieme di aspirazioni meno tangibili?
Potrebbe non esserci una via d’uscita dal progetto di civilizzazione e crescita continua. Potremmo aver creato una trappola per noi stessi, dalla quale non possiamo sfuggire.

4) Non abbiamo messo l’importanza del Cambiamento Interiore al centro, insieme al cambiamento esterno

Durante il mio tempo trascorso nel movimento di Transizione ho imparato che uno dei nostri contributi più unici e importanti al processo di cambiamento è l’allineamento del cambiamento interiore ed esteriore. Potrebbe sembrare ovvio, ma il sistema è noi. È in noi e, a meno che non sfidiamo attivamente e sistematicamente quelle parti interiori che mantengono in funzione il sistema attuale, gestiranno lo stesso sistema, creando le stesse scelte da poco e in effetti rendendo irrilevante qualsiasi cambiamento . E quel “nuovo” sistema sarà altrettanto opprimente e incapace di affrontare le realtà attuali come lo era il vecchio sistema. Ciò che rende questo molto dannoso è che all’inizio non sembra così, o pensiamo di aver superato il patriarcato o le gerarchie, quando non è così. I semi della nostra natura veniale sono lì e cresceranno e matureranno a meno che non cambiamo attivamente.

Sophy Banks mi ha detto una mattina che si è resa conto che uno dei compiti dei leader in questo movimento di cambiamento sistemico era quello di tagliare ripetutamente la testa del nostro ego, giorno dopo giorno. E così facendo sopportare e modellare la vergogna e l’umiliazione di esporre i nostri lati ombra. Questo è il significato del servizio.

Una delle sfide persistenti che affrontiamo è il burn out e la sua ancella, la disperazione derivante da sentimenti non elaborati. Mentre il pianeta brucia, gli attivisti e coloro che lavorano fuori dal sistema si stanno bruciando. Non siamo in grado di mantenere i nostri livelli di attività. All’interno del sistema le cose non vanno molto meglio, nel Regno Unito (popolazione 60 milioni) sono state fatte 57 milioni di prescrizioni per psicofarmaci nel 2014 e stanno aumentando ogni anno [link: http://cepuk.org/2015/04/10/latest-prescription-data-shows-consumption-psychiatric-drugs-continues-soar/%5D

Il cambiamento esterno deve essere accompagnato dal cambiamento interiore. Questo semplice fatto non è sufficientemente riconosciuto nella Transizione o in altri movimenti per il cambiamento. Senza cambiamento interiore qualsiasi cambiamento positivo è cooptato dal vecchio sistema in modi che corrompono i cambiamenti altrimenti positivi e il vecchio sistema usa tali cambiamenti per promuovere gli obiettivi del vecchio regime. Alcuni esempi che vengono in mente sono la crescita verde, il movimento di felicità e benessere utilizzato dalle aziende per ottenere di più dai loro dipendenti e l’energia rinnovabile utilizzata per promuovere una maggiore crescita nel sistema. Forse la connessione tra questi esempi e il cambiamento interiore potrebbe non sembrare ovvia. La nostra mancanza di integrità personale e l’incapacità di riflettere su di sé e quindi di esaminare noi stessi è al centro di questi tradimenti.

5) Non operiamo su una scala che può creare la scala di cambiamento necessaria

Nel 2014 Peter Haff ha introdotto il termine “tecnosfera” [link: https://www.sciencedaily.com/releases/2016/11/161130085021.htm%5D per descrivere l’apparato tecnico da cui dipendiamo totalmente per rimanere in vita. Questi sistemi sono meraviglie della cooperazione umana che non hanno rivali nell’esperienza umana. Sono in molti modi il coronamento della nostra società industriale. Questi sistemi mondiali sono lontani di vari livelli di scala dalle nostre vite spesso locali, dove abbiamo la capacità di agire per creare il cambiamento. Persino i potenti giocatori in ciascun sistema sono vincolati. Questo perché nessuno è in cambiamento. Non esiste una supervisione democratica. Questi sistemi si stanno auto-organizzando in modo efficace, il che è di per sé un miracolo di cooperazione. Siamo interamente e completamente dipendenti da questi sistemi e non siamo in grado, finora, di creare alternative. Non siamo neppure in rapporto con quei sistemi, se non come consumatori passivi. Da qui la difficoltà nel cambiarle. Nessuna relazione = nessuna possibilità di cambiamento.

Alcuni dei sistemi a cui mi riferisco sono:
Il sistema globale di logistica e trasporti
Il sistema di produzione industriale interconnesso
Il sistema di telecomunicazioni e informazione
Le reti elettriche
Il sistema finanziario
Il sistema di estrazione delle risorse e mineraria
I media
I criminali e i fuorilegge compresi i terroristi e i paradisi fiscali off-shore, e il loro rovescio della medaglia: la giustizia penale e le agenzie internazionali per l’applicazione della legge.

È interessante notare che siamo riusciti a modificare i sistemi alimentari e l’energia in misura minore. E alcuni edifici, fibre e abbigliamento e letteratura e arte sono spesso più aperti al cambiamento. Anche se molti di questi sono spesso dominati da grandi giocatori globali. Ad esempio, 2-3 aziende dominano il sistema globale dei prodotti alimentari, sebbene la maggior parte della popolazione mondiale non sia alimentata dalle grandi aziende del business dei prodotti agroalimentari, ma da piccole aziende agricole locali. [https://permaculturenews.org/2014/09/26/un-small-farmers-agroecology-can-feed-world/]

La tecnosfera è diventata più potente dei governi ed è vista come troppo grande per fallire. Poichè si auto-organizzano non possiamo localizzarli, interrogare la loro leadership o chiedere loro di rendere conto, perché non c’è una leadership. La farsa delle ultime “violazioni dei dati” che hanno coinvolto Facebook, e la scia di funzionari del governo degli Stati Uniti che “interrogano” Mark Zuckerberg è un esempio di questa “danza del potere”. Una volta messe in luce le dimensioni, la portata e l’egemonia dei sistemi di cui è composta la tecnosfera, praticamente tutte le politiche e l’economia possono essere viste come interazioni e tensioni tra i diversi sistemi mentre manovrano per ottenere più potere e influenza. La maggior parte di ciò che viene riportato nelle notizie dominanti sono le tensioni e le lotte di potere tra questi sistemi. Questo è il motivo per cui (secondo me) gli sforzi della gente comune sono invisibili. Siamo al di fuori di queste lotte di potere e siamo ritenuti irrilevanti, o al massimo ‘bizzarri’ o anacronistici. Temo che siamo intrappolati in molteplici abbracci della tecnosfera che rendono la ri-localizzazione un gesto vuoto. Ovviamente, a meno che il fallimento dei sistemi complessi non provochi il collasso. [link: https://www.youtube.com/watch?v=G0R09YzyuCI ] In uno scenario di collasso, le alternative locali si formeranno e fungeranno da scialuppe in mezzo alle devastazioni e al caos che ne conseguiranno. Alcune voci autorevoli [link:[ http://www.lifeworth.com/deepadaptation.pdf ] ] stanno ora sostenendo che il collasso a breve termine – entro dieci anni – delle nostre società (in paesi ricchi “sviluppati”) è ormai inevitabile.

6) La nostra storia non è ancora chiara.

Transition Network ha fatto un ottimo lavoro definendo il racconto della Transizione:

La transizione è …
Un movimento di comunità che si uniscono per reimmaginare e ricostruire il nostro mondo.
Il flusso della storia
Un movimento si sta costruendo
Ecco le cose che tutte le persone diverse stanno facendo nelle loro comunità
È radicato nel prendersi cura di noi stessi, l’un l’altro e del mondo vivente
Questo dimostra che un futuro diverso è possibile quando ci incontriamo
(Facoltativo: ecco perché è necessario)
Ecco come puoi farne parte

È stato un ottimo inizio. Ho persino stampato delle magliette con queste parole.

Una grande storia ci ispira e ci commuove. Inizia con uno scopo e poi come riuscirai a raggiungere quello scopo. È semplice, diretta, facile da capire e parla dei fondamenti della vita; amore, pace, uguaglianza, connessione e fraternità. Ho avuto grandi speranze di una buona storia potente che molti gruppi di base potessero usare e anche altri giocatori e centri di potere potessero acquistare. Tutti quelli che proteggono la vita piuttosto che quelli che proteggono le culture patriarcali e basate sull’impero devono essere in grado di raccontare quella storia e ispirare con quella storia, altrimenti la vecchia storia, quella che ci ha portato qui, prevarrà. È così semplice. Ma ci vorrà un po’ di lavoro e di verifiche per farlo accadere. Framing the Economy di NEON [http://neweconomyorganisers.org/our-work/framing-the-economy] è un buon inizio, insieme al lavoro di George Lakoff e al New Citizenship Project di Jon Alexander . Raccontare una storia piena di speranza e ottimismo, cosa che il movimento della Transizione ha fatto, può aiutare a creare slancio per la portata del cambiamento necessario. Una nuova storia, testata e ritestata, potrebbe essere una leva importante per radunare un movimento che raggiunge la portata per il cambiamento.

Conclusione

Non stiamo riuscendo a creare il cambiamento necessario per mantenere la vita sulla terra così come la conosciamo.

Le singole organizzazioni di base da sole sono troppo piccole, e persino un movimento dal basso congiunto e completamente coordinato per il cambiamento (che ancora non esiste) è probabilmente ancora troppo debole e fuori dalla relazione con la tecnosfera e con le grandi strutture economiche per istigare il cambiamento sistemico.

È difficile pensare che il cambiamento arriverà dall’interno della tecnosfera.

Qualsiasi realistica speranza di cambiamento ad una cultura che sostiene la vita emergerà da una sinergia spaventosamente difficile e incredibilmente inconcepibile tra cambiamenti esterni (fisici, tangibili) e interiori (psicologici e psichici); in un mosaico di allineamento tra elementi culturali finora spesso non correlati o antagonisti – affari, governo, società civile, mondo accademico, gruppi religiosi, movimenti di sviluppo spirituale e personale, e altri.

Mentre ci sono frammenti intriganti di modelli funzionanti, non siamo ancora nemmeno vicini a sapere come potrebbe essere. Il progetto Atmos [ atmostotnes.org ] qui a Totnes è una intrigante collaborazione tra imprese, società civile e governo locale.

Ungersheim, Francia [https://transitionnetwork.org/stories/ungersheim-village-transition-france/] è una partnership creativa tra governo locale e la Transizione per creare cambiamenti sistemici. La piattaforma Ctrl Shift [http://www.ctrlshiftsummit.org.uk/] per la quale ho lavorato ha riunito organizzazioni di base che non avevano mai parlato prima. Ecolise, Smart CSOs e Covenant of Mayors sono esempi europei di come si possano intrecciare reti di reti, come BALLE [/bealocalist.org/] e Smart Cities. Il progetto Municipalities in Transition [http://municipalitiesintransition.org/] è un’altra rete simile di comuni che lavorano con organizzazioni di base per creare nuove forme di impegno politico ed economico. Tuttavia, tutti questi non sono ancora sufficientemente sviluppati per sfidare davvero il paradigma dominante.

Abbiamo creato la tecnosfera. Le nostre storie culturali, i nostri valori e le nostre credenze sono costrutti umani. Proprio come sono stati creati possono essere ricreati, in modo diverso. Come ho detto all’inizio, al momento non stiamo riuscendo a creare il livello di cambiamento necessario. Credo che abbiamo il potere di farlo. Dove e come quel potere emergerà, non lo so. Ma forse può farlo emergere un Noi più grande?

Questo blog è in parti uguali un’espressione delle mie paure per il futuro, un grido d’aiuto, una confessione pubblica dei miei personali sentimenti di fallimento, e una condivisione di quello che ho imparato e delle intuizioni che derivano da anni nel movimento della Transizione. È anche una chiamata a un modo di vivere vicino a noi in modo allettante ma ancora elusivo, che è pacifico, giusto, armonioso e accorda a tutti gli esseri il loro pieno potenziale di vita.

Questo blog fa molte domande e risponde a poche, per questo mi scuso. Vorrei avere più risposte, più speranza, più ottimismo. Invece, tutto quello che posso offrire sono più domande, una valutazione nuda e cruda dei movimenti per un cambiamento positivo, paure per il futuro, e un mucchio di incertezza. Sogno ancora che un giorno prima di morire potrò dire con certezza ai miei nipoti: “Avete tutte le possibilità di vivere una vita piena di pace, salute e felicità”.

Naresh Giangrande, Summer 2018
georgegiangrande@gmail.com
Ndr.In alcuni gruppi di Transizione sono nati contemporaneamente anche i gruppi per la cura di cuore ed anima

Heart and Soul Team


qui abbiamo per ora questo:

Cuore e Anima nei Gruppi


E speriamo ne nascano altri:-)
Glauco

Cucina Naturale alla Transition Fest 2015

8 settembre 2015
Fervono i preparativi per la Fest 2015. Nel frattempo abbiamo avuto la conferma che a preparare i manicaretti che ci allieterano durante i giorni di Festa ci sarà Vittorio Veg di Veg Auto Produzioni. Vittorio Veg, interprete di una cucina mediterranea che integra tradizione e innovazione, selvatico e coltivato, in un’alchimia di saperi e sapori che soddisfano il palato nel rispetto della natura e degli esseri viventi.
Per sapere di più su Vittorio https://www.facebook.com/VegAutoproduzioni
Per ogni richiesta alimentare speciale compila con attenzione kil modulo di iscrizione della Fest https://goo.gl/eslzoW ed affrettati a prenotare il tuo posto, anche quest’anno ci sono solo 120 posti disponibili!
Stay tuned..

Una bella esperienza sociocratica

5 maggio 2015

Elezioni sociocratiche del consiglio direttivo di Transition Italia

Finalmente ho trovato un po’ di tempo per riflettere sull’esperienza che abbiamo vissuto insieme l’1 e 2 maggio a Bologna. L’occasione è stata quella del rinnovo delle cariche associative di Transition Italia: i 5 membri del Consiglio Direttivo, composto dal presidente, il vicepresidente, il tesoriere e 2 consiglieri.  Spesso ci siamo detti che questa struttura burocratica non corrisponde al modo di relazionarsi delle persone che fanno parte della rete di transizione e questo è assolutamente vero.  Al cuore della transizione ci sono gruppi di persone che collaborano alla pari pur suddividendosi ruoli e responsabilità sulla base delle caratteristiche personali o della propria disponibilità di tempo ed energie.  Ed oltre ai gruppi c’è una rete, un flusso di persone che collaborano, si scambiano idee ed esperienze, che si ascoltano e si supportano vicendevolmente.  Al momento non esiste una struttura burocratica che possa esprimere questo modo di collaborare all’interno di un progetto.  Al tempo stesso abbiamo bisogno di essere un’Associazione per poter collaborare “ufficialmente” con Enti ed Istituzioni e per poter accedere a finanziamenti per i progetti.

(more…)

Convocazione Assemblea Transition Italia e Workshop Sociocrazia

14 aprile 2015

Ci abbiamo messo un po’ di tempo ma abbiamo voluto cogliere l’occasione delle elezioni delle cariche associative di Transition Italia per utilizzare un metodo innovativo di partecipazione come quello Sociocratico.
Vorremmo che questo momento di condivisione possa rappresentare un passo verso una sempre più ampia connessione tra le iniziative locali di Transizione, il nodo nazionale e le esperienze che si stanno sviluppando a livello Internazionale nel Transition Network.

Per tutti questi motivi abbiamo strutturato l’evento in due giornate: venerdì 1 maggio si svolgerà un “Workshop Introduttivo alla Sociocrazia” e sabato 2 maggio si svolgerà l’Assemblea di Transition Italia.

Per organizzare al meglio le giornate ti chiediamo di iscriverti al più presto utilizzando il modulo di iscrizione on line.

Se vuoi avere delle informazioni in più sul workshop di Sociocrazia puoi scaricare il volantino.

Assemblea Transition Italia 2 maggio 2015

Venerdì 1 maggio 2015: Workshop Sociocrazia 

Orari: Accoglienza e registrazione dei partecipanti dalle 9, inizio alle 9:30 – termine ore 17:30
Luogo: sede Bologna dentro Porta – presso Biblioteca delle Donne, Via del Piombo, 5 – Bologna
Come raggiungere il luogo: con autobus: linea 32 circolare (dalla stazione centrale FS la fermata è di fronte al piazzale Medaglie d’Oro) – in auto: parcheggi nelle vicinanze
Costo: Quota fissa di partecipazione 35 € (compreso un pranzo vegetariano, per il bere ci affidiamo alla creatività di ognuno dei partecipanti)
Prenotazioni entro: chiediamo cortesemente di comunicare la propria partecipazione entro Domenica 26 aprile.
Numero max. partecipanti: 20, riservato dando la precedenza a coloro che intendono partecipare anche all’assemblea di TI del giorno dopo

Assemblea Transition Italia 2015

Sabato 2 maggio 2015: Assemblea Transition Italia

Orari: Accoglienza e registrazione dei partecipanti dalle 9:00; inizio alle 9:30, termine entro ore 17:00.
Cosa faremo: Prima di affrontare le elezioni delle cariche sociali capiamo insieme le caratteristiche e gli scopi di un Hub nazionale come TI inserito nel Transition Network.
Scopriamo e definiamo insieme i ruoli e le qualità richieste per ciascuna carica.
Raccolta di proposte e idee per l’evoluzione prossima di TI .
Le elezioni per il rinnovo delle cariche saranno facilitate col metodo sociocratico da Fredjan Twigt.
Luogo: Centro Civico Borgatti  – Via Marco Polo 51  – Bologna
Come raggiungere il luogo: con autobus: linea 11 direzione Bertalia  (vicino alla stazione centrale FS) – in auto: parcheggi nelle vicinanze
Costo: Tesseramento Transition Italia + pranzo = 28 € (8 € per chi è già tesserato, compreso un pranzo vegetariano,  per il bere ci affidiamo alla creatività di ognuno dei partecipanti)
Prenotazioni entro: chiediamo cortesemente di comunicare la propria partecipazione entro Domenica 26 aprile.
Per partecipare all’assemblea è necessario essere soci di TI. Coloro che non fossero in regola con il pagamento della quota annuale di Euro 20 la potranno versare al momento dell’accoglienza

 

Incontro con Peter Senge!

14 marzo 2015

Che notizia! Il progetto ScholaNova di Varano (link: http://exscuolavarano.net/) ospita ad Ancona, nel ridotto del Teatro delle Muse, il 9 Aprile, un incontro con Peter Senge, luminare del pensiero sistemico. Ci sarete?

petersengeridotto2

Transition Talk a Perugia

12 marzo 2015

martina_GASTezio

Il documentario sulla Transizione in Italia

11 febbraio 2015
Celebrazione!
E’ disponibile da proiettare il documentario “Ricreazione” sulla Transizione in Italia.
Qui c’è il trailer: http://www.viaggionellatransizione.com/documentario/
Per avere il DVD del documentario (che dura 30min) potete scrivere a
Simona Peverelli

Per organizzare proiezioni pubbliche le autrici chiedono un contributo a sostegno del loro lavoro e sono disponibili per essere in sala a raccontare il loro giro d’Italia con la Transizione.

Democrazia Profonda in tour

11 gennaio 2015

C’è qualche gruppo in zona Roma, Firenze, Milano o Torino che si sente “chiamato” a collaborare con questo progetto?

Da iotunoicostruirecomunità, il blog di Melania Bigi

Sono partiti i preparativi per il primo tour italiano sull’Arte del Processo.

L’evento/tour ha come obiettivo quello di far conoscere la Democrazia Profonda in alcune città e creare una comunità che possa sostenere l’avvio della scuola italiana di Process Work (Arte del Processo), approccio sviluppato negli ultimi trent’anni da Arnold Mindell.

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Le tematiche che affronteremo in questi seminari di introduzione saranno legate alla facilitazione dei conflitti nei gruppi e nelle relazioni, con la lente di lettura dell’approccio sistemico e profondamente democratico di consapevolezza di ranghi e potere. Allo stesso tempo vorremmo mostrare l’utilizzo della facilitazione su temi che possano coinvolgere attivamente le comunità locali dove faremo gli incontri: abbiamo pensato quindi di organizzare anche dei momenti di discussione, di Open Forum.

L’insegnante che si occuperà della formazione durante queste giornate è Ana Rhodes, dall’ecovillagio scozzese di Findhorn, con il nostro supporto (Melania Bigi e Genny Carraro). Dovremo chiedere una quota per la partecipazione al workshop (mentre il forum aperto sarebbe gratuito), per coprire i costi dell’insegnante, ma vorremmo che l’evento rimanesse economicamente accessibile a chiunque voglia partecipare: per questo cerchiamo posti gratuiti o con un affitto minimo, e abbiamo intenzione di utilizzare la formula dell’economia del dono, in modo che ogni partecipante possa dare in base alle sue disponibilità.

Queste le tappe:

– ROMA – 3 e 4

– FIRENZE – 6-8

– MILANO – 10 e 11

– TORINO – 13-15

Abbiamo ancora bisogno di trovare sale che possano ospitarci, ed associazioni locali che vogliano sostenere il progetto: se siete interessat* a collaborare in qualsiasi modo nell’organizzazione, se avete luoghi/comunità/tematiche da proporre….

iscrivetevi al gruppo FB!   https://www.facebook.com/groups/semididemocraziaprofonda/

scriveteci!   melania_bigi@yahoo.it   genny.carraro@gmail.com

Melania e Genny

Avviare un’Impresa di Transizione

9 gennaio 2015

Ciao a tutt*, poiché presto si terrà a Bologna un seminario sulla RiEconomy italica, ho pensato che sarebbe stato interessante avere un’idea di quanto sta succedendo nella “astronave madre” inglese e se può esserci in qualche modo di ispirazione. Buona lettura e buon anno a tutt*.

Da “Reconomy Project”. Traduzione di MR (h/t Federico Carocci)

Questo è il primo post di una serie sul processo di avvio di un’Impresa di Transizione. Su questo blog tenteremo di definire una Impresa di transizione e di guardare i primissimi stadi del “viaggio” in_the-_beginning2-352x198di start-up. Il nocciolo di questo post, e di quelli a seguire, formeranno una guida scaricabile per far partire un’Impresa di transizione che sarà disponibile all’inizio del 2015.

Cos’è un’Impresa di Transizione?

Negli ultimi anni c’è stata un’impennata delle Imprese Sociali, che commerciano a scopo sociale e reinvestono i propri profitti principalmente nell’impresa stessa. Un’Impresa di Transizione è semplicemente un tipo di Impresa Sociale che, mentre si occupa della sostenibilità dell’impresa, tende ad essere ancorata alla comunità locale e a soddisfare un qualche bisogno importante. Molte imprese commerciano a scopo sociale ma sono ancora una parte attiva di un sistema economico che sta degradando il nostro ecosistema e, mentre possono dimostrare una sostenibilità finanziaria, il loro utilizzo di risorse in particolare è insostenibile.

TE Principles

Principi di IT: suggeriamo che questi principi siano di ispirazione, scelti ed auto-valutati – non un qualcosa che richiediamo che ogni singola impresa abbracci sin dall’inizio. Questo non deve essere inteso come uno schema certificato.

Principi di IT: suggeriamo che questi principi siano di ispirazione, scelti ed auto-valutati – non un qualcosa che richiediamo che ogni singola impresa abbracci sin dall’inizio. Questo non deve essere inteso come uno schema certificato.

Un’Impresa di Transizione (IT) è un’entità commerciale finanziariamente fattibile* che soddisfa un reale bisogno della comunità, fornisce benefici sociali ed ha impatti ambientali benefici, o perlomeno neutri.

* fattibilità significa che perlomeno soddisfi i costi e significa che si può praticare lo scambio di cose che non siano denaro. (more…)

La Banca d’Inghilterra indaga i rischi di una “bolla del carbonio”

21 dicembre 2014

Da “The Guardian”. Traduzione di MR

Inchiesta per valutare le possibilità di un collasso economico se le regolamentazioni per il cambiamento climatico rendessero i beni di carbone, petrolio e gas privi di valore

Vista aerea delle sabbie bituminose a Fort McMurray, Alberta, Canada. Se viene raggiunto un accordo globale per limitare le emissioni di carbonio per i 2°C, le riserve di carbone, petrolio e gas non potrebbero essere bruciate. Foto: Alamy

Di Damian Carrington

La Banca d’Inghilterra sta per condurre un’indagine sul rischio che le società di combustibili fossili causino un grande collasso economico se le future regolamentazioni sul cambiamento climatico rendessero i beni di carbone, petrolio e gas privi di valore. Il concetto di una”bolla del carbonio” si è guadagnato un rapido riconoscimento dal 2013 e viene preso in considerazione sempre più seriamente dalle grandi società finanziarie, comprese Citi Bank, HSBC e Moody’s, ma l’indagine bancaria è finora il riconoscimento più significativo da parte di un istituto regolatore. La preoccupazione è che se i governi del mondo adempiono ai loro obiettivi accordati di limitazione del riscaldamento globale a +2°C tagliando le emissioni di carbonio, allora circa 2/3 delle riserve provate di carbone, petrolio e gas non possono essere bruciate. Essendo le società di combustibili fossili fra le più grandi del mondo, forti perdite del loro valore potrebbero indurre una nuova crisi economica.

Mark Carney, il governatore della banca, ha rivelato l’indagine in una lettera al comitato per il controllo dell’ambiente (EAC) della House of Commons, che sta conducendo la propria indagine. Carney ha detto che c’è stata una discussione iniziale all’interno della banche sui beni di combustibili fossili “immobilizzati”. “Alla luce di queste discussioni, approfondiremo ed amplieremo la nostra indagine sull’argomento”, ha detto, coinvolgendo il comitato di politica finanziaria che ha l’incarico di identificare i rischi economici sistemici. Carney ha sollevato il problema ad un seminario alla Banca Mondiale in ottobre. La notizia dell’indagine della banca giunge nel giorno in cui si aprono i negoziati per l’azione sul cambiamento climatico a Lima, in Perù, e mentre una delle società energetiche europee più grandi, la E.ON, ha annunciato che stava per scorporare gli affari legati ai combustibili fossili per concentrarsi sulle rinnovabili e sulle reti. L’IPCC dell’ONU ha recentemente avvertito che il limite di emissioni di carbonio coerente con i +2°C si stava avvicinando e che l’energia rinnovabile dev’essere perlomeno triplicata.

“I politici ed ora le banche centrali si stanno svegliando rispetto al fatto che gran parte del petrolio, carbone e gas delle riserve mondiali dovrà rimanere nel sottosuolo, a meno che la cattura del carbonio e le tecnologie di stoccaggio non possano venire sviluppate più rapidamente, ha detto Joan Walley MP, che persiede la EAC. “E’ tempo che gli investitori riconoscano anche questo e mettano in conto l’azione per il cambiamento climatico nelle loro decisioni sugli investimenti in combustibili fossili”, ha detto la Walley al Financial Times. Anthony Hobley, amministratore delegato del thinktank Carbon Tracker, che è stato importante nell’analisi della bolla del carbonio, ha detto che l’ultima mossa della banca potrebbe portare a cambiamenti importanti. “Le società di combustibili fossili dovrebbero rivelare ora quante emissioni di carbonio sono racchiuse nelle loro riserve”, ha detto. “Al momento non c’è alcuna coerenza nei rapporti, quindi è difficile per gli investitori prendere delle decisioni informate”. ExxonMobil e Shell hanno detto all’inizio del 2014 che non credevano che le loro riserve di combustibili fossili sarebbero state immobilizzate. A maggio, Carbon Tracker ha riportato che oltre 1 trilione di dollari viene attualmente scommesso in progetti petroliferi ad alto costo che non vedranno mai un ritorno se i governi del mondo adempiono ai loro impegni sul cambiamento climatico.


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