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Ode a una quercia caduta

29 ottobre 2012

Di Rob Hopkins.
Da “Transition Culture”.

La scorsa settimana sono uscito per un giro in bici con mio figlio di 10 anni. Sul sentiero, una grande quercia era caduta durante un recente temporale a bloccare il passaggio. La parte centrale era stata rimossa, quindi il sentiero poteva essere percorso, ma il resto dell’albero era ancora lì su entrambi i lati del sentiero. Da un lato, il grande tronco tagliato era ad altezza d’uomo ed era una visione notevole a passarci vicino. Di particolarmente notevole c’era il fatto che la quercia era diventata ispirazione per un po’ di piacevole creatività, una vera celebrazione della vita di questo albero enorme e bello. Qualcuno ha scritto una poesia, “Ode alla Quercia” e l’ha attaccata sulla superficie del taglio. Eccola:

Ode alla Quercia
Antico, silenzioso gigante
Verdi foglie e d’oro
Ruvido all’esterno e liscio dentro
Grazie per l’ombra dal Sole
Per il riparo dalla pioggia.
Cibo per uccelli e scoiattoli
Grazie per aver dato senza ricevere.
Guardando le generazioni passare
Sempre lì, notte e giorno, giorno e notte,
Non ti abbiamo nemmeno notato, sei stato lì così a lungo.
Anche cadendo continui a dare,
Legno per travi, tavole, sedie e case,
Offrendoci ancora riparo.
Noi ti ringraziamo.
Anonimo

 L’altra cosa, che a un primo sguardo era difficile da vedere, era che qualcuno aveva pazientemente contato tutti gli anelli, scrivendo date chiave mentre tornava indietro nella vita dell’albero fino al 1835,quando è per la prima volta spuntato come giovane alberello.

Questo ha portato ad alcune belle conversazioni con mio figlio: “tu sei nato qui”, “io sono nato qui”, “tua nonna è nata qui”, “la Prima Guerra Mondiale è stata qui” e così via. E’ come se l’autobiografia dell’albero fosse stata messa a nudo, un sguardo intimo nella storia di quel piccolo angolo del mondo. Siamo stati parecchio di fianco all’albero, guardando come è cresciuto a diverse velocità e tempi, alle ragioni di questo, al perché il legno era meno denso all’esterno, a quanto dovesse essere grande l’albero in tempi diversi.

Per quel breve momento, eravamo raccolti nella celebrazione delle vita di una sentinella silenziosa ed aggraziata delle vita locale, un distinto residente locale che ha fatto così tanto per la qualità della vita della comunità locale. Siamo stati in grado di celebrare i suoi inizi, il forte alberello che è diventata e il robusto pilastro dell’ecosistema locale che è divenuta, sostenendo molte centinaia di specie locali, costituendo il suolo e immagazzinando carbonio a beneficio delle generazioni future. E’ stato un incontro che abbiamo apprezzato ed onorato, proprio come dovrebbe essere.


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