Posts Tagged ‘picco del petrolio’

La Banca d’Inghilterra indaga i rischi di una “bolla del carbonio”

21 dicembre 2014

Da “The Guardian”. Traduzione di MR

Inchiesta per valutare le possibilità di un collasso economico se le regolamentazioni per il cambiamento climatico rendessero i beni di carbone, petrolio e gas privi di valore

Vista aerea delle sabbie bituminose a Fort McMurray, Alberta, Canada. Se viene raggiunto un accordo globale per limitare le emissioni di carbonio per i 2°C, le riserve di carbone, petrolio e gas non potrebbero essere bruciate. Foto: Alamy

Di Damian Carrington

La Banca d’Inghilterra sta per condurre un’indagine sul rischio che le società di combustibili fossili causino un grande collasso economico se le future regolamentazioni sul cambiamento climatico rendessero i beni di carbone, petrolio e gas privi di valore. Il concetto di una”bolla del carbonio” si è guadagnato un rapido riconoscimento dal 2013 e viene preso in considerazione sempre più seriamente dalle grandi società finanziarie, comprese Citi Bank, HSBC e Moody’s, ma l’indagine bancaria è finora il riconoscimento più significativo da parte di un istituto regolatore. La preoccupazione è che se i governi del mondo adempiono ai loro obiettivi accordati di limitazione del riscaldamento globale a +2°C tagliando le emissioni di carbonio, allora circa 2/3 delle riserve provate di carbone, petrolio e gas non possono essere bruciate. Essendo le società di combustibili fossili fra le più grandi del mondo, forti perdite del loro valore potrebbero indurre una nuova crisi economica.

Mark Carney, il governatore della banca, ha rivelato l’indagine in una lettera al comitato per il controllo dell’ambiente (EAC) della House of Commons, che sta conducendo la propria indagine. Carney ha detto che c’è stata una discussione iniziale all’interno della banche sui beni di combustibili fossili “immobilizzati”. “Alla luce di queste discussioni, approfondiremo ed amplieremo la nostra indagine sull’argomento”, ha detto, coinvolgendo il comitato di politica finanziaria che ha l’incarico di identificare i rischi economici sistemici. Carney ha sollevato il problema ad un seminario alla Banca Mondiale in ottobre. La notizia dell’indagine della banca giunge nel giorno in cui si aprono i negoziati per l’azione sul cambiamento climatico a Lima, in Perù, e mentre una delle società energetiche europee più grandi, la E.ON, ha annunciato che stava per scorporare gli affari legati ai combustibili fossili per concentrarsi sulle rinnovabili e sulle reti. L’IPCC dell’ONU ha recentemente avvertito che il limite di emissioni di carbonio coerente con i +2°C si stava avvicinando e che l’energia rinnovabile dev’essere perlomeno triplicata.

“I politici ed ora le banche centrali si stanno svegliando rispetto al fatto che gran parte del petrolio, carbone e gas delle riserve mondiali dovrà rimanere nel sottosuolo, a meno che la cattura del carbonio e le tecnologie di stoccaggio non possano venire sviluppate più rapidamente, ha detto Joan Walley MP, che persiede la EAC. “E’ tempo che gli investitori riconoscano anche questo e mettano in conto l’azione per il cambiamento climatico nelle loro decisioni sugli investimenti in combustibili fossili”, ha detto la Walley al Financial Times. Anthony Hobley, amministratore delegato del thinktank Carbon Tracker, che è stato importante nell’analisi della bolla del carbonio, ha detto che l’ultima mossa della banca potrebbe portare a cambiamenti importanti. “Le società di combustibili fossili dovrebbero rivelare ora quante emissioni di carbonio sono racchiuse nelle loro riserve”, ha detto. “Al momento non c’è alcuna coerenza nei rapporti, quindi è difficile per gli investitori prendere delle decisioni informate”. ExxonMobil e Shell hanno detto all’inizio del 2014 che non credevano che le loro riserve di combustibili fossili sarebbero state immobilizzate. A maggio, Carbon Tracker ha riportato che oltre 1 trilione di dollari viene attualmente scommesso in progetti petroliferi ad alto costo che non vedranno mai un ritorno se i governi del mondo adempiono ai loro impegni sul cambiamento climatico.

La centesima scimmia. Omaggio a Mike Ruppert

21 aprile 2014

Salve a tutt*,
quello che mi accingo a scrivere è un post delicato (grazie Ellen, per il tuo contributo).

Non conoscevo Michael Ruppert fino a pochi mesi fa, quando quasi per caso mi sono imbattuto nel suo documentario-intervista “Collasso”. Mike è stato un personaggio controverso (o almeno considerato tale), quindi mi rendo conto che sia piuttosto delicato parlarne e proporre il suo pensiero. Ho avuto la fortuna di approcciarmi a lui senza conoscerlo (o senza conoscere le polemiche che lo riguardavano) e quindi senza un pregiudizio inconscio nei suoi confronti.

Mike è stato uno dei primi peakoillers, una delle prime persone che ha dedicato la propria vita allo studio di quello che sta(va) accadendo sul pianeta, forse facendo degli errori, ma prendendosi le sue responsabilità. Ha pagato, come è possibile evincere dal documentario, un prezzo alto per questo e, in definitiva, con la propria vita.

Mike si è ucciso il 13 aprile 2014. Era alla ricerca della centesima scimmia* e probabilmente non l’ha trovata. Tutti noi siamo in cerca della centesima scimmia, tutti noi sappiamo quant’è difficile trovarla. Se la morte di Mike ci darà la forza di continuare a cercarla, forse non sarà stata inutile.

Nella Transizione spesso camminiamo su un sottile margine che ci fa oscillare tra ottimismo impegnato e cupo realismo. Ed è facile che affiori un senso di impotenza di fronte a schemi di potere o accelerazione di dinamiche quali l’esaurimento delle risorse e il cambiamento climatico. Quanto più diventiamo informati e consapevoli quanto più questo ci segna dentro – una strada senza ritorno in cui a volte persino si rimpiange la beata innocenza quando eravamo ignari e forse più spensierati. Una fine improvvisa e di propria mano come quella di Mike ci conferma quanto sia vitale occuparci anche della nostra transizione interiore – individuale e collettiva in modo che oltre al “fare” ci sia sempre uno spazio per darci sostegno e conforto e dove accogliere e trasformare anche eventuali paure e crisi esistenziali.

Buona visione.

*La centesima scimmia è una storia inventata, pseudoscientifica, ma comunica cose che sappiamo essere vere riguardo al modo in cui avvengono i cambiamenti sociali.

 

La sveglia suona due volte: FMI e Banca Mondiale

20 novembre 2012

Salve a tutte/i,
sempre più istituzioni mondiali sembrano essere preoccupate per il futuro e pubblicano, ormai con cadenza quasi quotidiana, studi su petrolio, clima, ecc. Questo testimonia che la consapevolezza sta aumentando anche (o, forse, soprattutto?) in ambienti ‘alti’. In questo post, oltre a fornirvi la traduzione dell’articolo segnalato da Cristiano sullo studio della Banca Mondiale, vi segnalo anche uno studio ‘preoccupato’ del Fondo Monetario Internazionale sul picco del petrolio, anch’esso tradotto.
Spero possano esservi di aiuto.

Buona lettura.


(more…)

Non preoccuparti, continua a guidare

29 agosto 2012

Anche il Post Carbon Institute ha deciso di partecipare, con un breve spot, a fare un po’ di chiarezza sulle dichiarazioni mirabolanti dell’industria petrolifera. Ecco come. Buona visione.

Rob Hopkins su Maugeri, Monbiot e la ‘fine’ del Peak Oil

6 luglio 2012

Salve a tutte/i,
ho pensato che fosse una cosa importante tradurre questo articolo di Rob Hopkins da Transition Culture e di proporvelo.
E’ molto lungo e ci sono anche molti riferimenti, quindi prendetevela comoda. Ho anche privilegiato la tempestività alla precisione, quindi vi chiedo scusa per eventuali errori e refusi. L’articolo di Rob è anche un compendio di molti altri articoli interessanti su questo tema, tema che è stato portato in auge da uno studio di Leonardo Maugeri (ex dirigente ENI) e ripreso da George Monbiot in modo un po’, come dire,  fideistico. Vi segnalo anche alcuni articoli in inglese e italiano (quiquiquiquiqui e qui) che non compaiono come riferimenti nell’articolo di Rob e che integrano anche con una panoramica sul gas di scisti, che hanno un tipo di estrazione analoga e analoghi problemi correlati.

Spero che tutto ciò possa aiutare a fare chiarezza e a non farsi attrarre dalle sirene dei combustibili fossili senza limiti (e il riscaldamento globale?). So bene che la Transizione è un processo che vale la pena di vivere anche se ci fosse petrolio infinito, ma credo sia giusto che chi non vede ancora la bellezza di questo processo non si illuda di poter continuare come ha sempre fatto e che possa presto comprenderne l’importanza vitale. L’articolo di Rob e gli altri segnalati da me a da lui stesso non pretendono di essere esaustivi, ce ne sono sicuramente molti altri e forse di migliori, ma a quel punto comincia la vostra di ricerca.

Buona lettura (more…)

Un tutorial sul Picco del Petrolio

8 maggio 2012

Angelica mi segnala questo documentario della serie “La terra vista dal cielo” realizzata per la TV Francese da Yann-Arthus Bertrand  (quello di Home). Tutta la serie è interessante e questa puntata in particolare analizza il problema del Picco del Petrolio e delle sue conseguenze.

Può essere un interessante di divulgazione, al momento è disponibile anche on-line sul sito RAI, non so per quanto ci resterà.

Il Club del Picco

11 aprile 2012

Ecco a voi il Picco del Petrolio (e le sue conseguenze) spiegate dal buon Ian Dunlop del Club di Roma. Il filmato lo trovate in versione originale sul sito ufficiale del Club stesso, ma l’inarrestabile Rupo lo ha prontamente sottotitolato e youtubizzato a beneficio di coloro che non masticano l’inglese.

Ripetere i concetti di base è sempre utile, quindi ecco un ottimo strumento di ripasso a disposizione di tutti. Ora chiediamo a qualcuno del Club se vogliono inserire i sottotitoli italiani anche nel filmato originale.

Buona visione.

UN SECOLO DI SFIDE – IL TOUR ITALIANO DI NICOLE FOSS

7 ottobre 2011

SCARICA QUI IL COMUNICATO STAMPA

Non c’è dubbio – stiamo vivendo dei tempi molto particolari in cui convergono varie crisi sistemiche, da quella energetica a quella climatica, passando per l’attuale sconvolgimento a livello economico-finanziario.

Transition Italia organizza il tour italiano di Nicole Foss (aka Stoneleigh), co-editore di The Automatic Earth, uno dei principali blog su economia e finanza “fuori dal coro”. Vedi sotto la sua biografia.

Il picco del petrolio e il collasso della finanza globale, costruita su uno schema Ponzi (piramidale, tipo castello di carte), sembrano essere una combinazione micidiale in grado di innescare la distruzione del benessere, lo scontento sociale e conflitti globali. Meglio sapere ed essere preparati.  E magari, davvero, cambiare e costruire insieme un sistema più sano.

Nella sua presentazione la Foss descriverà come l’attuale sistema finanziario sia un’enorme bolla basata sul credito (o sul debito). Cosa rende questa crisi finanziaria così diversa da quelle precedenti?  Secondo Nicole questa si è sviluppata nell’era dei combustibili fossili, un periodo molto breve della storia dell’umanità, e grazie ad un’energia disponibile a basso costo ha raggiunto dimensioni veramente enormi. Le società, in epoche storiche, hanno vissuto molti cicli di sviluppo e collasso, ma molte persone soprattutto nel nostro mondo occidentale rischiano di affrontarla senza la conoscenza e i mezzi per poter far fronte alle loro necessità primarie. Abbiamo perso la resilienza come si dice.

Nicole viene il Italia per la seconda volta – se volete aver qualche ulteriore anticipazione potete leggere il post che Cristiano ha scritto dopo l’evento a Carimate nel luglio 2010.

Qui di seguito gli appuntamenti (interpretati nello spirito della transizione)….

(more…)

Intervista a Hirsh – 2

13 ottobre 2010

Picco del petrolio: per Robert Hirsch esiste una “cospirazione del silenzio” a Washigton.

Una conversazione con Robert L. Hirsch

Cosa è successo nel 2005 dopo la pubblicazione del rapporto sul Picco del Petrolio (*) che avete scritto per il Dipartimento dell’Energia Americano (DoE)?

Le persone con cui collaboravo hanno detto: “Basta ricerche sul picco del petrolio, basta parlarne”.

Queste persone hanno un livello alto nella gerarchia?

Le persone con cui lavoravo erano quadri nei laboratori di ricerca. Ricevevano istruzioni dai politici del DoE, da un livello alto.

Dopo il lavoro che facemmo nel 2005 e il seguito nel 2006, il DoE tagliò i finanziamenti per le ricerche sul Picco del Petrolio e sul declino della produzione. Le persone con cui lavoravo al National Technology Laboratory erano brave persone, capivano il problema, capivano quanto complicate saranno le conseguenze – i potenziali danni consistenti – ma gli fu detto: “Basta ricerche sul Picco del Petrolio, basta parlarne”.

(more…)

Svolta storica: I Lloyds parlano del picco…

11 giugno 2010

Ebbene sì, quando anche i Lloyds, la più famosa compagnia assicurativa del mondo, cominciano a spiegare alle aziende come stanno le cose, allora vuole proprio dire che ci siamo: è arrivato il momento in cui il tema petrolio/energia deve essere portato all’attenzione generale perché non è più possibile ignorarlo.

Potete scaricare qui il report “Sustainable Energy Security” che rappresenta una nuova svolta per le attività di Transizione. Vi traduco alcune frasi tratte dalle conclusioni del documento tanto per farvi capire come questo tipo di materiale possa aiutare a portare consapevolezza a chi ancora non ha capito cosa ci riserva il futuro.

Conclusioni

Possiamo aspettarci cambiamenti drammatici nel settore dell’energia nella prossima decade. Questo rapporto incoraggia le imprese del comparto energia e non solo, a indagare sull’impatto che questo avrà sulle loro aziende. La transizione verso una economia low-carbon e la volatilità nei mercati tradizionali dei carburanti fossili, si presenteranno alle aziende con numerosi rischi e opportunità. Per ridurre la potenziale vulnerabilità e cogliere le opportunità, le aziende dovrebbero essere consapevoli che:

1 La sicurezza energetica è ora inseparabile dalla transizione a una economia low-carbon e le aziende dovrebbero prepararsi per questa nuova realtà. Gli obiettivi di sicurezza negli approvigionamenti e riduzione delle emissioni dovrebbero essere perseguiti in eguale misura, in quanto dare la preferenza a uno dei due rispetto all’altro aumenterà il rischio di investimenti infruttuosi o di costose riorganizzazioni.

2 I carburanti fossili trandizionali subiranno una seria riduzione di disponibilità e è probabile una scarsità di disponibilità di petrolio (supply crunch) nel breve e medio termine con conseguenze profonde sul modo in cui le imprese funzionano oggi. Trarranno benefici quelle aziende che terranno in considerazione l’impatto e degli shock prodotti dall’impennata del prezzo del petrolio nel 2008 e implementeranno appropriate azioni di mitigazione. Pianificare un piano di approccio a questo scenario potrà aiutare i potenziali eventi futuri e aiutare a prendere decisioni strategiche informate.

3. Una terza rivoluzione industriale nel settore energetico presenta enormi opportunità ma porta con sè anche nuovi rischi. Di particolare importanza per le nuove tecnologie è il rischio di scarsità di materie prime quali ad esempio metalli rari il cui costo potrebbe essere fatto crescere dalla scarsità. La rapida e ampia diffusione di alcune nuove tecnologie potrebbe anche produrre implicazioni negative per l’ambiente.

4. Le infrastrutture energetiche diventeranno sempre più vulnerabili a eventi metereologici severi e poco prevedibili causati dai cambiamenti climatici che portano a una maggiore frequenza di black-out e problemi di erogazione nelle aziende. Questo comporta una sfida per i produttori di energia, gli investitori e i pianificatori che devono scegliere la collocazione di nuove infrastrutture e irrobustire gli impianti esistenti e le reti di distribuzione. Le imprese per cui l’accesso ininterrotto all’energia è di fondamentale importanza dovrebbero considerare attivamente di investire in sistemi di approvigionamento alternativi.

5. I costi crescenti per l’energia derivanti dalla riduzione della disponibilità, crescita della domanda e costi ambientali possono essere meglio affrontati nel breve periodo con cambiamenti nelle pratiche o attraverso l’uso della tecnologia per ridurre il consumo di energia. Un più ampio uso delle energie rinnovabili e della autogenerazione portano a costi aggiuntivi e a benefici per la sicurezza degli approvigionamenti.

6. Prima le aziende riorganizzeranno le catene di approvvigionamento e i modelli just-in-time e aumenteranno la resilienza della propria logistica nei confronti delle interruzione di forniture energetiche, meglio sarà.

7. Per quanto la vasta maggioranzza degli investimenti nella transizione energetica arriveranno dal settore privato, i governi hanno un ruolo importante nel diffondere politiche e misure che creino le necessarie condizioni e incentivi. Il mercato globale delle emissioni deve diventare una realtà e di conseguenza le azione governative dovranno essere prese per produrre stabilità di prezzo addizionale e trasparenza. Investire in un futuro sicuro e a basse emissioni di C02  potrebbe avere un più alto costo iniziale ma distribuità un più basso costo dell’energia in futuro. Risulta che le energie rinnovabili e le misurazioni sul versante della domanda siano elementi cruciali nel produrre i servizi energetici necessari per le imprese e il ritorno immaginato sull’investimento.

Anche solo con questi pochi punti ora possiamo parlare davvero con chiunque senza più grandi dubbi sull’essere creduti. Davvero una svolta importante. Con un po’ di calma analizzeremo poi più a fondo il documento, ora muoio dal sonno.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: