Partecipare ai processi naturali

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Salve a tutte/i,
oggi vorrei proporvi un’intervista a Joel Salatin, uno dei fondatori storici del movimento per il cibo locale, realizzata dal nostro amico Chris Martenson. L’intervista, come vedrete, è molto stimolante, soprattutto perché ci invita ad uscire dal cliché secondo il quale per non fare danni, gli esseri umani dovrebbero lasciare la natura a se stessa. Salatin dimostra che, al contrario, l’unica vera integrazione possibile avviene se usiamo la nostra creatività per partecipare in quello che già la natura sta facendo.

Cosa quasi ovvia per chi si occupa di Permacultura ed ha sviluppato una visione olistica delle cose, ma che essendo poco radicata nella nostra cultura (sempre che lo sia affatto) è sempre bene ricordare. Distruggere o lasciare all’abbandono sono due lati della stessa medaglia. La medaglia degli esseri umani che non si prendono le proprie responsabilità e, o si dichiarano al di sopra della natura o se ne chiamano fuori. Credo che né l’uno né l’altro atteggiamento siano buoni perché ci fanno sentire come qualcosa di separato dalla natura e dai suoi processi. Invece, come dimostra Salatin, partecipare non solo è l’unico modo per armonizzare le parti, ma è anche un modo potente per sviluppare la propria creatività e divertirsi.

Fra una siccità e un’alluvione, Salatin si chiede: “Perché mai ho questo grande cervello e i pollici opponibili? Per cosa sono qui?” 

Buona lettura e buon divertimento.

Siamo noi la soluzione, così come siamo noi il problema

Intervista di Chris Martenson a Joel Salatin

Da “Peak Prosperity”. Traduzione di Massimiliano Rupalti

Chris Martenson: Benvenuti su Peak Prosperity. Io sono il vostro ospite, Chris Martenson. Oggi abbiamo il piacere di parlare con Joel Salatin, uno dei leader più in vista ed influenti nel Movimento per il Cibo Biologico e per l’Agricoltura Sostenibile.
La sua famiglia possiede e gestisce Fattorie Poliedriche, che hanno caratterizzato in modo evidente, in tale movimento per il cibo, capolavori come Il Dilemma dell’Onnivoro, di Michael Pollan ed il film documentario Food, Inc. E’ l’agricoltore residente-filosofo d’America. Bentornato, Joel.

Joel Salatin: Grazie, Chris. E’ bello essere qui.

CM: Bene, oggi vorrei parlare di un milione di cose e so che tu, Joel, sei in grado di farlo. Nel caso non riuscissimo a trattarle tutte, le mie priorità sono di parlare dell’interazione fra l’agricoltura moderna e l’attuale siccità negli Stati Uniti. Cosa può fare la gente per aumentare la propria resilienza alimentare nelle proprie comunità locali, se non nei propri cortili? Quali cose illuminanti puoi condividere con noi dai tuoi discorsi e dai tuoi viaggi? Cosa dovremmo fare individualmente, a livello nazionale e forse globale per prepararci ad un futuro più durevole? E’ una scaletta decente?

JS: Beh, sono i primi 5 minuti, poi cosa faremo?

CM: Non lo so. Penserò a qualcosa. Bene, cominciamo con la siccità. Per prima cosa, questa è stata paragonata alle siccità del 1988 e del 1956 e quindi immagino che queste cose accadano. Dal tuo punto di vista, quali sono i problemi principali che questa siccità in particolare ha messo in evidenza?

JS: Be’, è una gran bella domanda. Prima di tutto idrologia e idratazione: ci sono diverse cose. Ci sono diverse vulnerabilità che escono fuori e chi mi conosce sa che sono uno che crede fortemente nella partecipazione ecologica. Non sono invece uno che crede nell’ambientalismo da abbandono. Cioè, sfortunatamente, il mantra della frangia ambientalista radicale che crede che la migliore politica ambientale sia quella dell’abbandono da parte degli esseri umani. Quindi, mi guardo allo specchio e mi chiedo: “be’, perché mai ho questo grande cervello e i pollici opponibili? Per cosa sono qui?” Sono qui per partecipare all’ambiente come attore attivo per rendere il ventre ecologico più tollerante. Come costruiamo un territorio tollerante, un sistema tollerante?

Per prima cosa è importante rendersi conto che le piante perenni sono molto più tolleranti delle annuali. Le perenni vivono anno dopo anno, non devono essere piantate. Non serve l’umidità per far crescere il seme. Sono molto più resilienti di anno in anno rispetto alle annuali. Naturalmente, la Politica Agricola degli Stati Uniti è tutta per le annuali e non per le perenni. Le perenni spaziano dai noci ai vigneti. Ovviamente le mie preferite sono le erbe perenni, le praterie perenni. Queste sono di gran lunga più resilienti allo stress che non mais, soia, piccole granaglie e piante annuali. Anche, del resto, degli ortaggi. Quindi, la prima cosa è quella di tornare ad un sistema basato sulle piante perenni piuttosto che su quelle annuali. Gli Stati Uniti addirittura sovvenzionano le annuali in produzione, il che crea una struttura del prezzo disordinata e maschera molte delle debolezze, nel tempo, della produzione annuale tipo.

Quindi, questo significa che il bestiame ha bisogno di essere portato fuori dalle sue gabbie di alimentazione. Necessita di essere riportato su praterie perenni e poli-colturali. Ma non stiamo parlando di un’infrastruttura di duecento anni fa. Stiamo parlando di usare microchip di computer, recinzioni elettriche, sistemi di irrigazione in polietilene nero. Possiamo davvero imitare il tipo di produzione che c’era lì 600 anni fa anche meglio di come fosse allora. Infatti, c’erano più libbre di carne rossa in quello che ora sono gli Stati Uniti 500 anni fa che non oggi, nonostante le piante annuali e l’uso di fertilizzanti da petrolio, perché le piante perenni erano molto voluminose e resilienti.

Numero due è l’idratazione. Vedete, uno dei problemi nella nostra cultura è che siamo stati colonizzati. I Nativi Americani direbbero subentrati. Il fatto è che la nostra cultura è basata su quella Europea e quando guardi a Gran Bretagna, Scozia, Irlanda e posti del genere, quando si parla di acqua da quelle parti, tutto si risolve nel drenaggio. La dobbiamo drenare, drenare e drenare. Qui il problema non è il drenaggio, è l’idratazione. Come idratiamo il terreno? Questo è vero. Di sicuro, ci sono alcuni luoghi dove il drenaggio è un problema. Ma in gran parte, certamente la parte più importante del continente, l’idratazione è il problema più grande. Quindi, come lo idratiamo? E vorrei suggerire che il modo numero uno è costruire dei laghetti agricoli. Non corpi d’armata di ingegneri di dighe e non Autorità delle dighe di Valle del Tennessee o quant’altro. Quello di cui sto parlando sono milioni e milioni di laghetti agricoli.

Se nella quantità di terra che è stata portata a coltivazione ad oggi, arando il suolo e coltivandolo ad annuali, ci avessimo invece costruito laghetti agricoli per conservare l’acqua piovana il più in alto possibile sul terreno e il più a lungo possibile, avremmo alterato in modo fondamentale l’idratazione, il flusso di base, le falde acquifere, l’intera situazione del paese. Il problema è che fra il bruciare la materia organica… – e questo mi porta al terzo punto – se andate in Australia, anche in un contesto urbano, ogni casa ha una cisterna da 1.500 galloni sotto i pluviali.

CM: Sì.

JS: In Colorado è illegale avere un bidone per l’acqua piovana. Ecco quanto siamo testoni in questo paese. Dobbiamo realmente concentrare la nostra attenzione nel trattenere l’acqua il più in alto possibile e il più a lungo possibile. La terza cosa è che con la fertilizzazione chimica e l’aratura abbiamo tirato fuori la sostanza organica dai suoli. Una libbra di sostanza organica ne trattiene 4 di acqua. Quindi, se facciamo fuori la sostanza organica sia con l’aratura sia con la fertilizzazione chimica, ciò avvelena la vita del suolo fa in modo che il suolo cominci a cannibalizzare la propria vita per sopravvivere. Quando accade questo, la capacità di ritenere l’acqua del territorio cambia in modo fondamentale. Una delle ragioni per le quali il Mississippi straripa così drammaticamente e di frequente negli ultimi decenni è perché la materia organica di tutta l’area che alimenta il fiume Mississippi è di circa 4 volte inferiore. In altre parole, è passata da una media del 6-7% di materia organica al 1%, in alcuni casi, di materia organica negli ultimi 70-80 anni. Questo di fatto crea un’enorme perdita di ritenzione di acqua nel territorio.

CM: Vale a dire come se miliardi di spugne si fossero seccate all’improvviso e fossero state rese inefficaci.

JS: Sì. Sì. Assolutamente. E’ esattamente così, perché la materia organica è come compost. E’ davvero soffice, resiliente e spugnosa.

CM: Sì.

JS: E se elimini quella spugnosità, quando piove il suolo non riesce ad assorbire l’acqua così rapidamente. E non può nemmeno trattenerne così tanta, quindi stiamo lavorando contro noi stessi in entrambe le direzioni. Mentre nella praterie native, dove la materia organica era tanta e c’era quest’incredibile tappeto di fitta vegetazione sulla superficie del suolo e che proteggeva il suolo sia dall’erosione sia dall’esaurimento della materia organica. Naturalmente, la radice e la biomassa sono le cose che alimentano il suolo e che non esauriscono la materia organica. Di fatto essi costituiscono la materia organica. Prendete questi tre elementi, le annuali, la mancanza di idratazione e la fertilizzazione chimica.

Avete tre colpi e siete fuori. Molta gente, anche conservatori, vedono questo e dicono. “Ecco perché abbiamo bisogno dell’assicurazione sul raccolto”. Assicurazione sul raccolto per proteggere quegli agricoltori. Be’, sapete, penso che l’assicurazione sul raccolto finanziata dai contribuenti puntelli semplicemente da questo assalto continuo contro il bilancio ecologico. Se gli agricoltori dovessero realmente sostenere il costo dell’assalto alla natura, forse comincerebbero a guardare ad alcune di queste parti dell’equazione e cambierebbero alcune delle loro pratiche.

CM: Giusto. Potrei riassumere, quindi, che stai suggerendo che in modo diverso dalla siccità del 1956 di sicuro e forse anche per quella del 1988, perché c’è stata anche una qualche erosione della qualità del suolo anche da allora.

JS: Sì. E’ giusto. Certamente nel 1988 eravamo già sulla strada della distruzione in cui ci troviamo oggi. Non è tanto tempo fa. Il 1956, invece, è stato il dissodamento, l’inversione, la distruzione della prateria che ha fondamentalmente alterato le cose. Ora, ci sono state certamente delle siccità molto prima di questa.

CM: Sì.

JS: Ma erano la resilienza del territorio e la capacità del territorio di sopportare le siccità che erano molto migliori. E, oltre a questo, vorrei semplicemente dire che se noi europei, con la nostra intelligenza e i nostri macchinari, se noi avessimo cominciato dal primo giorno ad idratare il territorio e a costruire laghetti cosicché le acque alluvionali, quando ci fosse stato un eccesso di umidità, non avrebbero inondato tutto quanto a valle, ma sarebbero state raccolte in alto su questi laghetti. Lewis Bromfield, negli anni 50, nei suoi libri fondativi del Movimento dell’Agricoltura Ecologica – Out of the Earth (Fuori dalla Terra) e Malabar Farm (La Fattoria Malbar) – parla del sogno che tutta la Valle del Fiume Ohio avesse milioni e milioni di laghetti come piccole impronte di bestiame nelle acque surgive. E questo è stato negli anni 50. Ed esprimeva pienamente l’idea che poter controllare le acque, le alluvioni e tutte queste cose, realizzare progetti grandiosi alla fine del ciclo è stupido. Dobbiamo controllare il flusso all’inizio del ciclo . L’uomo non può fare niente alla fine del ciclo. Devi farlo all’inizio.

CM: Ben detto. Ho certamente afferrato. Quando ho visto alcune delle pratiche agricole australiane, dove fanno aratura ‘Key Lime’ ed altre cose del genere, dove devono gestire in maniera aggressiva le quantità veramente scarse di acqua, hanno trovato modi di fare agricoltura per la sussistenza in luoghi con 20 pollici di pioggia [all’anno, ndT.] o anche meno. Noto che negli Stati Uniti, tipicamente, la nostra risposta a questo è semplicemente quella di scavare un po’ più in profondità e pompare da una falda, a Ogalalla o da qualche altra parte.

JS: Sì, questo è vero. Pensa..non so se lo hai fatto, sono stato recentemente nel Nuovo Messico ed anche i Texas. Comunque, vai lì, Arizona Nuovo Messico, Nevada, vai giù e guardi, stai guidando su un ponte di cemento lungo probabilmente 100 piedi. Guardi sotto e vedi un enorme letto di fiume secco. Ci sono tracce di biciclette e di Quad. Chiedi al tipo che guida la macchina, diciamo, “Cosa sono? Sono sentieri per veicoli fuoristrada? A cosa servono? “Oh, quelli sono ruscelli”. E circa 5 giorni all’anno, si riempiono completamente e tracimano addirittura. Così, anche in ambienti come quello, se volessimo costruire dei laghetti e catturare tutta quell’acqua che scorre via in superficie, non solo proteggeremmo la gente a valle, ma vedremmo tornare le sorgenti, gli alberi crescere e i cicli della pioggia girare in modo migliore semplicemente idratando il territorio.

Qui nella nostra fattoria nella valle di Shenandoah, ci troviamo in un’area da 31 pollici di pioggia all’anno ed abbiamo un episodio di siccità almeno una volta ogni tre anni. Sono siccità importanti. I pozzi si prosciugano. Le sorgenti si prosciugano, questo tipo di cose. Con cadenza biennale, ogni volta che riusciamo a raggranellare altri mille dollari, ce ne andiamo sugli altipiani qui sopra per costruire un altro laghetto. Può costare anche 4-5000 dollari. Con 6000 riesci a fare un laghetto molto grande. Costruiamo noi quei laghetti. Così ora, mentre sto qui seduto a parlare con te, ci troviamo in piena estate. Ed abbiamo molti laghetti alimentati per caduta attraverso una rete di 5 miglia di tubo nero in polietilene che che ci dà una pressione dell’acqua di 80 libbre per tutta la fattoria. Abbiamo milioni di galloni immagazzinati in quegli invasi là in alto, in quei bacini alti nei quali si sono accumulati in inverno. Non hanno impedito che il Potomac arrivasse a straripare, ovviamente. Questa è una piccola quantità.

Ma il punto è che se questo fosse raddoppiato, se i contadini al posto di comprare silos, semi dalla Monsanto, se non comprassero lotti di semi, se la smettessero di colare cemento e comprare l’ultimo modello di camion e recinzioni bianche; se venisse dato impulso, invece, alla creazione di tolleranza e resilienza dell’acqua nel territorio, potremmo di colpo ricreare l’Eden qui. Saremmo al sicuro dalle alluvioni, dalle siccità e ricreeremmo un Eden. Quindi la tragedia non è che siamo pigri, perché gran parte della gente non lo è. La tragedia è che abbiamo investito un sacco di tempo, soldi ed energie occupati a lavorare sulla cosa sbagliata.

CM: Be’, questo è il richiamo della tecnologia. Se la tua prima tecnologia fallisce, passi semplicemente ad una migliore e prosegui. A volte ciò richiede un ripensamento. Stai dicendo che se avessimo ripensato l’idrologia, avremmo potuto fare dei laghetti. Ovviamente, credo che questo sia qualcosa di già dimostrato con successo. Praticato con sufficiente esperienza all’attivo, potresti dire, funziona…

JS: Certo.

CM: …è vantaggioso, è ecologicamente…

JS: Assolutamente. Sì.

CM: …ha senso. Finanziariamente, ha senso. Ha senso da tutti i punti di vista. E non lo facciamo perché…?

JS: Be, non lo facciamo perché non viene promosso. Infatti, ora l’USDA (United States Department of Agricolture) scoraggia i laghetti nelle fattorie perché creano uno spazio per l’avifauna selvatica sul territorio permettendone la riproduzione. E l’avifauna, naturalmente, secondo il pensiero comune, porterà l’influenza aviaria, che distruggerà il pianeta per mezzo di galline ammalate. Negli anni 50, l’USDA in realtà incoraggiava gli agricoltori a costruire laghetti. Ed ora li sta scoraggiando a costruire laghetti perché è considerato un passivo, anziché un bene. Ciò è ridicolo, proprio come ridicola è diventata la nostra politica agricola.

CM: Posso dirti che nel mio stato, il Massacchussets, da dove ti sto chiamando, toccare qualsiasi zona umida è un tabù. Si tratta di un insieme molto rigido di ostacoli di regolamentazione che devi superare. E per creare un laghetto dove non ce ne è mai stato uno, non mi è chiaro questo, ma credo che richieda anche qui più di un permesso. Quindi non è facile…

JS: No. Giusto. Giusto. Torniamo ancora all’inizio della conversazione dove ho detto che uno dei problemi più grandi nella nostra cultura è che vediamo l’ambientalismo come qualcosa che facciamo sulla base dell’abbandono piuttosto che sulla quella della partecipazione.

CM: Sì.

JS: Abbiamo quindi quest’idea secondo la quale la cosa migliore che possiamo fare per l’ecologia e l’ambiente e di abbandonarli, andarcene, e non avere alcuna impronta umana. Quello che avremmo dovuto fare con quella che chiamo la benedizione del petrolio, sarebbe stato di far leva su questi tipi di progetti di idratazione, alimentando dei bob-cat e delle ruspe per costruire quei laghetti e installare le tubazioni. Se avessimo investito in quello anziché in aratri ed erpici più grandi e granaglie OGM e quant’altro; se avessimo investito in quello, oggi avremmo un territorio davvero tollerante e resiliente.

CM: Sono d’accordo. Credo che se gli esseri umani sono ignoranti o semplicemente prendono degli abbagli, possono rendere le cose realmente peggiori…

JS: Assolutamente.

CM: …e penso che alcuni movimenti là fuori non hanno fiducia negli esseri umani e dicono, fermiamoli semplicemente dal prendere abbagli. Ma il punto che mi fa piacere che stai portando è che noi siamo anche intelligenti e creativi e che abbiamo l’opportunità di accentuare ciò che la natura sta già facendo.

JS: Sì.

CM: Lo possiamo accelerare. Possiamo creare un centinaio di anni di suolo in un anno se vogliamo. Possiamo fare cose straordinarie: fare serre dieci volte più produttive di quanto non lo siano ora.

JS: Sì. Assolutamente. Non c’è niente di intrinsecamente dannoso per l’ambiente nella partecipazione umana. Sì, lo ammetto. Pentitevi col cilicio e la cenere per tutta la devastazione umana causata durante la storia. E’ stata causata molto prima del USDA (United States Department of Agricolture), molto prima dell’America, molto prima di molte altre cose. Non deve essere così. Infatti noi non siamo solo i più efficienti a distruggere la natura; siamo anche i più efficienti nel curarla.

CM: Sì.

JS: Ed è per questo che questo programma è così importante per aiutare la gente a capire che abbiamo bisogno di portare più in alto il nostro umile messaggio di partecipazione. Possiamo davvero essere una vera guarigione per il territorio, anziché un danno.

CM: Mi piace questo messaggio. E’ assolutamente giusto. Quindi, prima di passare a questa siccità, un’ultima domanda su questo. E’ troppo presto per cominciare a preoccuparsi del raccolto del prossimo anno? Le siccità sono sufficientemente pesanti, sotto la moderna agroindustria, da raggiungere quello che chiamo il sottosuolo, più in profondità, dove una qualche forma di reidratazione potrebbe necessitare di tempi lunghi? A che punto questo diventa un fastidio agli attuali prezzi del grano e diventa un qualcosa di un po’ più serio?

JS: Be’, sicuro. Un ciclo di siccità, sì, hai colpito nel segno, e non sappiamo quando finisce. Chiedi alla gente nel Sutlej o nel deserto del Rajasthan in India dove gli archeologi hanno trovato enormi granai fatti di un precursore a base di calce del cemento, enormi granai dove oggi c’è il deserto. Eppure, i climatologi ci sono andati, hanno impiantato degli allevamenti e in un paio di anni è diventato tutto verde e le piogge cadono. Non è solo negli Stati Uniti, questa mancanza di apprezzamento per il conto di profitto e perdita della natura è in tutto il mondo. Che tu sia un nomade o che tu abbia la proprietà di qualcosa, forme di governo tribale o repubblicano, il fatto è che il bilancio della natura sostituisce tutti quei sistemi sociali, politici ed economici. E così, ciò di cui ha bisogno la gente è di rendersi conto che quella parte del nostro mandato, dirò solo che il Mandato del nostro Creatore è di usare la creatività che abbiamo e indirizzarla al territorio per renderlo più resiliente. Quindi sì, ci devono essere più cisterne. Ci devono essere orti domestici in modo da non dipendere dal cibo spedito da qualche altra parte. Tutte le cose di questo tipo che si possono fare in proprio per districarsi da tutte le vulnerabilità di una cultura impazzita di tracotanza sono una cosa positiva.

CM: Ho una domanda molto personale a proposito di questa resilienza, allora. Sono stato molto intelligente; tre anni fa ho piantato circa 26 piante da frutto e noci. E stato per incrementare la resilienza alimentare e per mangiare frutta maturata sull’albero. Ha pensato tutto io e li ho disposti molto bene. E quest’anno ho avuto una sola prugna da un albero. La ragione è stata una considerevole quantità di calore che ha spinto la fioritura più precoce mai registrata nella nostra regione, seguita dal gelo di aprile. E all’improvviso, mi accade che nessuno dei miei obbiettivi alimentari è stato centrato. E’ solo un fatto di “benvenutu su Farming 101”, Chris? Oppure la resilienza alimentare ora richiede che io investa in, non so, diverse varietà, serre, tecnologia antigelo? Se questo andamento persiste, non posso più vivere in un luogo in cui gli alberi da frutto non si adattano.

JS: Questa è una grande domanda. La mia rapida risposta è “Benvenuto nell’agricoltura”. Il fatto è che queste cose stanno succedendo. Ad essere completamente onesto, questo è uno degli argomenti della folla di globalisti del cibo industriale e anti-locali che si fanno beffe del fatto che il sistema del cibo locale effettivamente funzioni. Ecco la cosa che si deve capire. Non siamo arrivati dove siamo in una notte e non ne usciremo in una notte. E la verità è, molto probabilmente, che alcune delle nostre varietà non si siano acclimatate o adattate a livello bio-regionale alla nostra zona. Le abbiamo prese da un catalogo qualsiasi di un vivaio o in qualche altro posto. In secondo luogo, le anomalie capitano. Ecco perché nei tempi antichi la gente riempiva una dispensa. Nel nostro caso, a casa nostra, Theresa di solito fa dei barattoli, tiene cibo in barattolo per circa due anni nella dispensa, così quando abbiamo un raccolto abbondante di pomodori, o di susine o di mele adatte per fare il succo, li mettiamo nei barattoli e li mettiamo da parte.

Penso che, oltre a questo, si tratti sostanzialmente di varietà. Normalmente non c’è mai una perdita completa. Un anno cattivo per le susine può essere buono per i gelsi. In un anno cattivo, come quest’anno, abbiamo avuto uno straordinario raccolto di fragole e more. Ed abbiamo anche avuto l’anticipo della stagione. E le nostre mele non sono venute bene, pressappoco come non sono venute bene lo scorso anno, ma abbiamo raccolto, non so, tipo 20 galloni di more. Così, Theresa ha congelato un bel po’ di more. Ci siamo rimpinzati di more. Molto raramente va tutto male. E’ affascinante risalire ai primi coltivatori, andare a Mont Vernon. Andare a Monticello; Thomas Jefferson. Mount Vernon, naturalmente, era George Washington. Se vai e guardi le ricette, la lista delle cose che c’erano. Mamma mia, ci sono tutti quei frutti straordinari, mele cotogne, ribes e uva spina.

Intorno alla nostra zona, su queste montagne, gli anziani dicono che era costume che i vicini si incontrassero – questo prima che il governo diventasse proprietario di tutti i boschi – e si accordassero per bruciare il bosco. Bruciavano circa 10 acri all’anno in montagna ed è lì che la comunità andava a raccogliere i mirtilli. Hanno bruciato circa 10 acri all’anno ed i cespugli di mirtilli arrivavano dopo il primo anno. Si raccoglievano fino al secondo anno e, circa al quarto anno, quell’area passava dai mirtilli alle more. Quindi nel giro di un altro paio di anni, ha ricominciava ad essere sovrastato da alberi e tornava a bosco. Quindi c’era questa specie di mosaico. Penso che persino riguardo ai nostri cortili, i nostri noci, i nostri alberi da frutto, dobbiamo pensare ad un mosaico. Per esempio, abbiamo un fantastico raccolto di uva. La nostra uva è la migliore che abbiamo mai avuto, anche se non abbiamo raccolto alcuna mela e non sembra che avremo paw paw (Asimina Triloba). La maggior parte delle volte non sparisce tutto contemporaneamente.

Questa cosa della diversità, questo diluire il rischio, è una parte integrante di ciò. Il fatto è che ci vuole tempo per costruire i mezzi per farlo. Siamo solo all’inizio di questa riscoperta e ri-applicazione di alcune di queste pratiche casalinghe. Si sono perse molte informazioni. Sì è persa molta adattabilità genetica nella centralizzazione delle sementi e dei vivai. Quando in migliaia e migliaia cominceremo a fare esattamente quello che hai fatto tu, troveremo le varietà adatte al Massachusetts. Qualunque sia la tua contea. Troveremo quelle varietà. Riscopriremo quelle, perché è esattamente il tipo di alimenti che ha sostenuto le civiltà attraverso la storia.

CM: Sono d’accordo. La mia uva va alla grande quest’anno. E’ stata anch’essa messa sotto pressione dal gelo perché era stata spinta in anticipo. Ma sembra che l’uva ami essere punita, quindi è semplicemente un’annata splendida, quest’anno.

JS: Sì, l’uva è probabilmente una delle cose più resilienti che puoi piantare. Poi, naturalmente, alcune delle altre cose le puoi gestire in piccolo. Per esempio, le fragole. Ci puoi stendere il Reemay (tessuto-non-tessuto), che aiuta molto. Il Reemay è una copertura dei solchi mobile. O anche un leggero strato di paglia. Una delle cose che abbiamo fatto è che abbiamo un orto galleggiante ed un laghetto. Abbiamo costruito un laghetto qui per l’irrigazione dell’orto, quindi se si secca possiamo sempre irrigarlo. Ci è costato un paio di migliaia di dollari, ma ora abbiamo 500.000 galloni di acqua lì, a 40 iarde dall’ingresso posteriore della casa che possiamo usare per l’irrigazione. E’ acqua dolce. Non è acqua fredda di pozzo. E’ veramente la nostra acqua perché è caduta a casa nostra. L’abbiamo catturata dalla nostra proprietà e la stiamo lasciando uscire lentamente a valle, usando quell’acqua piovana diverse volte prima che giunga all’oceano.

Comunque, abbiamo in realtà un orto galleggiante là fuori montato su un tubo da sei pollici in PVC, una zattera che riempiamo di compost e sulla quale piantiamo. E l’acqua agisce da dissipatore di calore per rendere la temperatura dell’ambiente migliore e funziona splendidamente. Solarium di lato. Abbiamo un solarium in casa. E’ come una serra esposta a sud della casa. Ogni singola casa più a nord dell’Alabama, e probabilmente del sud della Georgia, dovrebbe avere un solarium nella sua parte sud. Puoi riscaldare la tua casa con quello in inverno e, mentre scaldi la casa, puoi coltivare i tuoi semi di misticanza, di broccoli, di carote, di barbabietole e ortaggi invernali lì per tutto l’inverno. Questo è il tipo di resilienza di cui parlo. Tetti viventi. Collega la tua cyclette ad una pompa. Raccogli l’acqua che scorre sul tuo tetto in una cisterna. Metti la tua cyclette sulla pompa. Pompa l’acqua sul tetto. Sul tetto c’è vermiculite e compost e ci fai crescere zucche e cetrioli che scendono giù. Puoi raccogliere gli ortaggi dalla finestra del secondo piano. Questo è stato fatto. Può essere fatto. Tutto ciò che serve è che desideriamo essere partecipativi. Il nostro anello debole non è la mancanza di soldi, la mancanza di risorse o di conoscenza; il nostro anello debole è la costipazione dell’immaginazione.

CM: Adoro queste idee. Prima di tutto, cosa coltivi in quell’orto galleggiante?

JS: La prima cosa che ci abbiamo coltivato sono stati i broccoli la scorsa primavera, ed erano completamente privi di parassiti. Nessuno spray, nulla, completamente liberi da parassiti. Abbiamo invece avuto grossi problemi con gli stessi ortaggi che crescevano a 20 piedi di stanza nell’orto, pieni di parassiti. Ma nell’orto galleggiante sul laghetto i parassiti non potevano arrivare perché se ci provavano, i pesci li avrebbero mangiati. Ed ora credo che ci sia un po’ di zucca, un po’ di zucchine e della zucca ‘crookneck’. Dobbiamo progettare le nostre fattorie nei nostri cortili pensando ai microclimi. Per esempio, c’è l’aia in cui mettiamo le galline in inverno. Naturalmente, si trovano su pendii a sud, su delle specie di scalini o terrazzamenti. Al posto di avere semplicemente una serie di piccole macchie con erba che dobbiamo tagliare, avevamo dei blocchi di cemento ed abbiamo costruito un terrazzamento per approfittare dell’umidità che usciva dall’aia. Va bene?

CM: sì.

JS: E’ orientato a sud. I blocchi di cemento fungono da dissipatori di calore, quindi possiamo piantarci dei fichi. Abbiamo dei fichi che crescono entro delle piccole enclave circondate da blocchi di cemento per dissipare il calore da questo terrazzamento esposto a sud che raccoglie ulteriore pioggia che proviene dall’aia. Per me è questa la vera ecologia. Non allontanarsi dalla natura, non permettendosi nemmeno più di toccarla, come se fosse un idolo sacro o qualcosa del genere. Piuttosto, questa è veramente l’estasi assoluta di diventare come un giocatore di una squadra, come collaboratore di questa ecologia e di giocare insieme a lei. E’ questo di cui parlo.

CM: Stai dicendo di essere un partecipante nel flusso della creazione piuttosto che uno spettatore o un osservatore dello stesso.

JS: Esattamente. Esattamente. Si presumere che qualsiasi sia l’ordine naturale – o ordine innaturale – quello che sta lì sia A) statico, immutabile e B) che sia meglio lasciarlo stare. Chiunque studi ecologia sa che nessuno dei due punti è giusto. Voglio dire, guardate gli incendi, tutti quegli incendi da Yellowstone al Colorado. Quegli incendi sono un risultato diretto di un’ecologia non partecipativa. Se andassimo lì a tagliare gli alberi morti e caduti e facessimo pascolo intensivo o conversione solare con gli erbivori, sequestro sotto forma di legno, fertilizzazione e pascolo, in quelle aree, non ci sarebbe stato un carico tale di biomasse da bruciare e che prendeva fuoco. Tutto questo concetto dell’abbandono porta con sé costi enormi. Ora, non mi interessa saccheggiare o violentare, va bene? Ma c’è un sacco di spazio di manovra fra l’abbandono e la violenza.

CM: Be’, se non fai niente, stai comunque facendo qualcosa. Semplicemente non è controllata o diretta.

JS: Sì. E’ vero. Anche la natura sta facendo qualcosa. La natura sta facendo qualcosa; gli alberi crescono e muoiono. Puoi usarli come legname oppure lasciare che la loro anidride carbonica fuoriesca per la decomposizione in atmosfera e crei una sorgente di combustibile per il fuoco in arrivo, che immette ulteriore anidride carbonica in atmosfera. Non sarebbe molto meglio andare avanti, tagliare quel legname in tavole e usarlo in edifici bloccandolo lì e allontanando quel combustibile da quelle aree? Questo è cruciale. So che il bestiame ha fatto un sacco di danni. Ma il pascolo giudizioso di bestiame, che ora usa steccati elettrificati e sistemi di distribuzione dell’acqua in nostro possesso, può veramente costituire il suolo in modo molto, molto più veloce con steccati elettrificati, acqua canalizzata e mucche che non i bufali, i lupi e il suolo costituito con gli incendi dai Nativi Americani di 500 anni fa.

CM: Mi piace questo messaggio e voglio cambiare argomento adesso e sfruttare la tua posizione come ambasciatore, come emissario delle specie. Tu sei spesso in giro. Fai conferenze. Quali sono le buone notizie? Cosa ci puoi dire dell’aumento di consapevolezza dei problemi che sono delineati nel tuo libro Gente, questo non è normale? Che tipo di azioni sta intraprendendo la gente per farti sorridere?

JS: Be’, ti racconterò di un paio di posti in cui sono stato che sono carini. In uno c’è un ragazzo – e ne ho scritto nel libro – che si chiama Colin Seis, in Australia. Egli ha sviluppato un sistema chiamato Coltivazione del Pascolo (Pasture Cropping). Uno dei grandi problemi con le coltivazioni, con le annuali, le granaglie eccetera, è quello dell’aratura. E’ un grande problema. Naturalmente, nel nostro paese abbiamo sviluppato l’approccio di non aratura, che sostituisce l’aratro con gli erbicidi. Non voglio entrare in questo dibattito adesso, ma ciò di cui voglio rendere consapevole la gente è ciò che ha fatto l’idea di coltivazione del pascolo. Sta decollando nel mondo. Quello che fa è abbinare bestiame – bestiame da pascolo molto ben gestito – con un sistema di disturbo minimo. Così, ecco come funziona. L’erba cresce. Ci fai pascolare il bestiame. Quindi anziché aspettare che ritorni alla sua espressione fisiologica, alla sua crescita piena vai lì e ci fai pascolare di nuovo e molto in anticipo. Ancora una volta, è così che sposti una mandria di animali ogni giorno, in una situazione molto definita, controllata e recintata. E fai pascolare in anticipo con lo scopo di indebolire l’erba. Quindi entri con un ferro molto leggero.

E’ quasi come aeratore per il prato con una scatola di semi attaccata. E siccome l’erba, il foraggio, l’erba perenne è stata rallentata, leggermente indebolita dal ritorno rapido al pascolo, questo da il tempo alle annuali di germinare, germogliare e di prendere il sopravvento. Immaginate di avere fleolo, segale ed orzo o addirittura il mais alto sette o otto pollici più dell’erba. Mentre le annuali aumentano di volume, questo comincia ad ombreggiare l’erba, il che ritarda la crescita di queste perenni che stanno sotto. Le annuali vanno avanti e fanno il loro seme che matura. Quando tale annuale matura, il seme viene raccolto. A quel punto, la pianta è diventata marrone ed ha cominciato ad essiccarsi, il che apre al ritorno delle perenni.

Nel momento in cui il seme matura, hai un bel prato di 12 pollici di erba perenne già pronta da pascolare sotto il raccolto. Non solo hai il tuo raccolto di cereali, ma anche il tuo pascolo e non viene usato alcun erbicida, non si usa niente. Tutto quello che fai è usare strategicamente le recinzioni elettriche ad alta tecnologia, gestione estremamente benefica del territorio per usare gli animali come attrezzi per preparare il letto di semina e creare la coltivazione. Lo metti e lo togli senza usare nessun fertilizzante, perché le perenni fertilizzano le annuali. Sorprendentemente, la produzione per acro delle coltivazioni annuali è esattamente la stessa di quella convenzionale che fa uso di fertilizzanti chimici, erbicidi e pesticidi.

E’ davvero sbalorditivo. Il solo svantaggio è, naturalmente, che non puoi farlo tutti gli anni. Lo puoi fare una sola volta ogni cinque anni, perché ci vogliono quattro anni perché le perenni ricostituiscano l’energia del suolo che è stata spesa per il raccolto di cereali. Ecco la misura in cui i raccolti di cereali debilitano il suolo. Quindi puoi farlo solo una volta ogni cinque anni. Se smettiamo di alimentare gli erbivori coi cereali, sappiamo che le mucche non sono adatte a mangiare cereali, se integriamo il resto del sistema alimentare in modo che i maiali mangino il siero avanzato dalla produzione di formaggio, le galline mangino gli scarti di cucina come hanno sempre fatto storicamente, in questo modo riduciamo il fabbisogno di cereali ad una piccola percentuale di quello che viene attualmente coltivato. Diciamo il 20 o 30%.

Di punto in bianco quindi, possiamo produrre tutti i cereali che servono nel mondo senza nessuna aratura, senza erbicidi, senza alcun fertilizzante da combustibili fossili. E’ semplicemente un sistema meraviglioso. Ti lascia senza parole quando ti rendi conto di quanto sia semplicemente elegante. Questa è una cosa davvero emozionante. Ci sono stato. L’ho visto. Ho parlato con quell’uomo ed è a dir poco stupefacente.

CM: Così questo è un pascolo cinque anni su cinque. Ma in uno di quei cinque anni puoi ottenere anche un raccolto di cereali.

JS: Giusto. Hai afferrato. Lo hai afferrato in modo esatto. Si chiama – nel caso qualcuno volesse cercarlo su Google o in qualche altro modo – Pasture Cropping.

CM: Pasture Cropping.

JS: Pasture Cropping. Sì. E’ proprio sbalorditivo.

CM: E questo funziona su scala?

JS: Si sì, Colin lo fa su campi di 300 acri. Sì, assolutamente sì, tutto su scala.

CM: Wow. Quando vai in giro a parlare adesso, la gente diventa più consapevole? So che c’è stato un enorme movimento sul cibo. C’è Slow Food. C’è Slow Money. Ci sono un sacco di investimenti locali. C’è molta ansia per l’economia globale, quindi la gente comincia a concentrarsi, giustamente penso io, un po’ di più sul proprio cortile. Quando vai in giro, registri più ricettività? Si vedono tipi diversi di persone fra il pubblico, il pubblico è aumentato; la gamma delle età della gente interessata cambia; cosa sta succedendo?

JS: Tutto quello che hai detto. Tutto quello che hai detto. Sai, penso che certamente quello che accade a me – sai che viaggio e parlo molto – è che vedo una forte penetrazione in più, dove faccio molti più interventi nei campus universitari. Sto facendo sviluppo economico, tipo Camera di Commercio e – cielo! – gli Hotel Hyatt. Voglio dire, tutto, dalle multinazionali ai gruppi locali. Le Riviste per il Territorio Alimentare, si sa, potrebbero essere un affare. Scuole. Ci sono proprio un sacco di cose in corso. E sì, lo chiamo lo tsunami del cibo locale e sto cavalcando l’onda. Ed è davvero divertente essere stati il brutto anatroccolo per tutta la vita e risvegliarsi una mattina ed essere chic. E’ la mia esperienza da Cenerentola.

CM: Be’, ho un’esperienza minore con questo, ma ho sperimentato lo stesso effetto. C’è stato un momento nella mia vita nel quale stavo dicendo cose molto impopolari – che comprendevano questa cosa chiamata “bolla edilizia” – anni prima che diventasse una cosa alla moda di cui parlare. Ma c’è qualcosa nell’aria. Voglio veramente prima di tutto ringraziarti per il tempo che ci hai dedicato oggi. Posso assolutamente incoraggiare tutti a leggere Gente, questo non è normale. Sono sicuro che lo troverete ovunque. So che potete seguire le attività e gli scritti di Joel anche sulla pagina PolyfaceFarm su Facebook. Dove altro, Joel?

JS: Be’, quello è il posto più completo, Polyface Farm. Voglio dire, abbiamo una pagina Web e potete seguirci. Potete vedere dove sarò se volete venire e sentirmi cianciare e fare il mio spettacolo con cane e pony. Il mio programma è sul sito Web, PolyfaceFarms.com. Digitate semplicemente Polyface Farms su Google ed il sito salta fuori. Se volete vedere foto di quello che facciamo, se volete volete vedere i miei ultimi, quelli che siano, scritti o cose del genere, cerchiamo di tenere tutto aggiornato e postato sempre lì. Sì, c’è davvero tanto in cantiere. E’ un momento di grande lavoro per il movimento per il cibo locale. Dobbiamo essere occupati perché c’è una quantità incredibile di spinte contrarie da parte dell’industria ed il sistema alimentare consolidato che non è contento di perdere quote di mercato a favore di gente come noi e che la gente perda la dipendenza dal formaggio Velveeta e dalla Coca Cola.

Quindi è questo il motivo per cui votare col dollaro del cibo, che si tratti di trovare il vostro contadino, coltivare il vostro orto, andare al mercato dei produttori, alla bancarella sul ciglio della strada o quant’altro. Ognuna di queste cose. Il fatto è che abbiamo bisogno di liberarci della dipendenza da supermercato. Consideratela come una cattiva abitudine e stiamo nelle nostre cucine. La cosa numero uno che possiamo fare è stare nelle nostre cucine è cucinare per incidere. Perché questo porta via i soldi da tutte le lavorazioni, da tutta la rete di lavorazione e distribuzione che è interamente dedita a togliere la vita dal cibo e ad assicurarsi che il cibo non scada o marcisca, estendendone la vita sullo scaffale. Più è lunga la vita del cibo sullo scaffale, meno è nutriente. Quindi, ripristina la tua dispensa, goditi le arti culinarie e domestiche e comincia, un po’ alla volta, a liberarti dall’ordine del giorno di gente che, se sapessi cosa credono realmente, ti farebbe accapponare la pelle.

CM: Ah, lo so. Apparentemente, ci sono meno leggi e pene che governano l’iniezione nei pozzi di profondità di sostanze chimiche pericolose che non per vendere latte crudo, diciamo.

JS: Sì. Assolutamente. E il fatto è che abbiamo delegato al governo di pensare alla sicurezza del nostro cibo. Voglio dire, stiamo parlando di gente che crede che sia molto più sicuro dare ai vostri figli i Twinkies, i Cocoa Puffs e i Mountan Dew (tutti snack statunitesi, ndT.) che non latte crudo, pomodori coltivati col compost e pollame allevato a terra. Questo è semplicemente senza precedenti nella storia del mondo e siamo una cultura di cavie. Nessuno ci tiene per la gola. Per cambiare quello che abbiamo descritto oggi non serve un atto del Congresso. Non serve un cambiamento delle leggi. Non serve un cambiamento della tassazione. Quello che serve sono individui che si impegnano, che partecipano, che prendano decisioni convinte e che cambino il territorio della nostra cultura.

CM: Eccoci. Ho la pelle d’oca, davvero. Questo è proprio il messaggio giusto. Mi piace. E voto sicuramente con il mio dollaro. E lo faccio non solo perché voglio tornare ad un sistema, lo faccio perché è più sano. Fa sentire bene. Sostengo questi giovani brillanti e lucidi che stanno arrivando dietro di me e che sono interessati all’agricoltura. Vedo il territorio che viene migliorato. Tutte queste cose sono intuitivamente giuste. Sono intellettualmente giuste. Spiritualmente si percepiscono come giuste. Tutto fila liscio rispetto a questo. Quindi, combatti il marketing, mi vien da dire.

JS: Sì. E’ giusto. Hai afferrato. Cosa c’è in questo che non sia amabile? Le sole persone che ne resteranno fuori sono i burocrati e quelli della Monsanto.

CM: Non potrebbe accadere a una folla migliore. Spero che trovino buoni lavori, qualsiasi cosa facciano in seguito. Sarebbe…

JS: Oh, lo faranno. Voglio dire, questo crea assolutamente una cultura molto più dinamica, un posto molto più divertente in cui vivere, credimi.

CM: Fantastico. Bene, grazie ancora, davvero, per il tuo tempo. Come sempre, è stato edificante ed illuminante. Missione compiuta.

JS: Grazie. Grazie, Chris, e in bocca al lupo per tutti i tuoi sforzi. Abbi cura di te.

CM: Bene. Grazie e arrivederci.

JS: Ciao.

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5 Risposte to “Partecipare ai processi naturali”

  1. Federico Carocci Says:

    Reblogged this on Il filo di paglia and commented:
    un bellissimo post da leggere con attenzione…

  2. Bri Says:

    Grazie per la traduzione! Splendidi spunti

  3. gajalaksmi Says:

    Reblogged this on Trevi in Transizione.

  4. gajalaksmi Says:

    Ottimi spunti, ma non condivido completamente la filosofia. Alcuni dei problemi in cui incorriamo con l’abbandono si devono per lo più alla precedente storia di sfruttamento che ha già alterato profondamente a monte certi equilibri. Ciò detto, in generale è molto bello pensare all’uomo che si riconverte, da parassita a simbionte…

  5. Loredana Says:

    Bello, davvero edificante, si può svoltare con un’idea di agricoltura, così che segue i ritmi lenti e normali della ciclicità, dell’equilibrio tra la vita animale, la terra e l’uomo in una relazione circolare di rispetto e dinamismo, reintroducendo un ciclo dell’azoto (nn ricordo se si chiami così ) come nella chimica ragionata dove nulla si distrugge e tutto può essere creato senza rovinare il mondo che lasceremo ai ns. nipoti. Bisogna tornare alle origini, alla terra e a questa stupenda invenzione la perma cultura di cui nn conoscevo nulla. Bello, mi é piaciuta, come vorrei un balcone o un pezzettino di terra dove mi coltiverei i semi miei (stagionali e annuali) ALTRO CHE CIBI delle INDUSTRIE, delle MULTINAZIONALI degli OGM che ci hanno mentalmente sottomessi e abituati a ingozzarci delle loro schifezze liquide, solide, … grazie, Loredana

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